Notiziario

PECHINO CONTINUA A FINANZIARE I GENERALI GOLPISTI (AsiaNews)

5a. Pechino continua a finaziare..Myanmar

Annunciati 5,1 milioni di euro in investimenti per lo sviluppo. I governi occidentali forniscono solo aiuti umanitari. Proseguono i raid dei militari birmani contro la resistenza. L’ex Birmania è il Paese dove le compagnie cinesi compiono il maggior numero di violazioni dei diritti umani.
La Cina continua a finanziare la giunta militare che il primo febbraio ha rovesciato in Myanmar il governo civile della leader democratica Aung San Suu Kyi. L’ambasciata cinese nell’ex Birmania ha confermato che il governo cinese sosterrà 21 progetti locali di sviluppo, per un ammontare di 5,1 milioni di euro.
A differenza dei Paesi occidentali, che hanno condannato il golpe dei generali birmani e la successiva repressione del movimento di resistenza, Pechino ha mantenuto aperti i canali di contatto con Naypyidaw. Per i leader cinesi quanto accade in Myanmar sono fatti interni a uno Stato sovrano: l’interesse primario della leadership cinese è la stabilità dello Stato confinante, chiunque sia a guidarlo.          Continua nell’ ALLEGATO

————————————————————

IL CENTRO MISSIONARIO INFORMA… (La Redazione)

6a. P. CavazzutiCI HA LASCIATO PADRE CAVAZZUTI

Sacerdote della diocesi di Carpi, don Francesco Cavazzuti era missionario fidei donum in Brasile, quando subì un attentato da un sicario al soldo dei proprietari terrieri che non soffrivano la sua strenua difesa dei contadini. Colpito alla testa riuscì a salvarsi, ma rimase cieco. Aveva 87 anni.
Ordinato sacerdote il 29 giugno 1958, ricoprì vari incarichi in Diocesi. Dopo 10 anni di ministero chiese di poter andare in Brasile in una zona assai carente di sacerdoti e, nel 1969, partì come fidei donum della Diocesi di Carpi per questa terra del sud America. I primi anni svolse il suo ministero nelle parrocchie di Jussara, Santa Fé e Britânia, poi dal 1978 è diventa parroco di due comunità: Sanclerlândia e Mossamedes, sempre nello stato del Goiás. I due comuni, coincidenti con le parrocchie, hanno una estensione di 15.000 Kmq ed una popolazione di 22.000 persone, in maggioranza cattoliche.          Continua nell’ ALLEGATO

————————————————————

NOTIZIE FLASH DAL MONDO

a cura del Gruppo di Animazione Missionaria di SCANNABUE

Una baracca costruita da migranti. Foto Diego Battistessa.
Una baracca costruita da migranti. Foto Diego Battistessa.

 VENEZUELA-COLOMBIA: I MORTI DEI “RANCHITOS” DI SONIA

Molto spesso famiglie di migranti venezuelani, trovandosi nell’impossibilità di pagare un alloggio nelle località colombiane nelle quali giungono, occupano un pezzo di terra in periferia e costruiscono un “ranchito”, una baracca di cartoni, lamiere e teloni.
Si tratta di luoghi argillosi, senza acqua ed elettricità, insalubri, pericolosi, a volte vicino ad un crepaccio. Gli abitanti delle città non vedono di buon occhio queste “invasioni” e ne chiedono lo sgombero, senza però offrire un’alternativa.
Sonia Bermùdez Robles, 65 anni, ha lavorato per più di 40 anni nell’istituto di medicina legale della capitale della Guajira, penisola nord-colombiana al confine col Venezuela, realizzando circa 5mila autopsie.
Nel 1996 Sonia occupa un terreno di 5 ettari di proprietà del comune e inaugura il cimitero “Gente como uno” (Gente comune, come noi). Inizialmente il cimitero rispondeva all’esigenza di dare sepoltura agli N.N. e alle persone povere, ma con l’esplosione della crisi migratoria venezuelana le cose sono cambiate drasticamente.          Continua nell’ ALLEGATO

————————————————————

Untitled

0001a

“A tutte le comunità del mondo.
Vi scrivo con il cuore spezzato e la speranza che possiate unirvi a me nel proteggere la mia bella gente.
Nelle ultime settimane hanno preso il controllo di così tante province.
Hanno massacrato il nostro popolo, hanno rapito molti bambini,
hanno venduto bambine come spose minorenni ai loro uomini,
hanno assassinato donne per il loro abbigliamento,
hanno torturato e assassinato uno dei nostri amati comici,
hanno assassinato uno dei nostri poeti storici,
hanno assassinato il capo della cultura e dei media per il governo,
hanno assassinato persone affiliate al governo,
hanno appeso pubblicamente alcuni dei nostri uomini,
hannosfollato centinaia di migliaia di famiglie…
I media, i governi e le organizzazioni umanitarie mondiali tacciono come se questo “accordo di pace” con i talebani fosse legittimo.
Non è mai stato legittimo…
Se i talebani hanno preso il sopravvento, vieteranno anche ogni arte…
Spoglieranno i diritti delle donne,
saremo spinti nell’ombra delle nostre case e delle nostre voci,
la nostra espressione sarà soffocata …
Non capisco questo mondo.
Non capisco questo silenzio.
Io resterò a combattere per il mio paese, ma da sola non ce la faccio.
Ho bisogno di alleati/e.
Per favore aiutateci a far sì che questo mondo si ‘preoccupi di quello che ci sta succedendo…
Siate le nostre voci fuori dall’Afghanistan.
Non avremo accesso a internet o a nessuno strumento di comunicazione…
Per favore per quanto potete condividere questo fatto con i vostri media e scrivete di noi sui vostri social.
Il mondo non dovrebbe voltarci le spalle…aiutateci
Grazie mille.
Apprezzo così tanto il vostro cuore puro e vero.
Sahraa Karimi,   صحرا كريمي

Enrico e le Commissioni Missionaria e Migrantes

Carissime, Carissimi,
quello che presentiamo è un numero straordinario, pressoché interamente dedicato all’Afghanistan. Gli eventi che lo hanno travolto, materializzando in pochi giorni i fantasmi che inutilmente per vent’anni si era cercato di tenere lontani, ci impongono un percorso di riflessione che, con questo numero, intendiamo iniziare.
Per cultura e per fede siamo da sempre contrari alla guerra, a qualsiasi tipo di guerra. Ma quella portata in Afghanistan, all’indomani dell’attentato alle Torri gemelle, ci è sembrata la più sciagurata di tutte per i modi, i tempi e soprattutto per il dispendio di vite umane e di risorse. Noi piangiamo i nostri 53 morti, ma ad essi vanno aggiunti, per essere onesti, le centinaia di migliaia di vittime che la guerra ha fatto, compresi quelli che si stanno aggiungendo in questi giorni.
L’evacuazione improvvisa e disordinata di Kabul ha fatto riemergere da un passato, che credevamo lontano, lo spettro del Vietnam. Ma la situazione di oggi, rispetto a quella di 46 anni fa, è molto peggiore per almeno tre motivi.          Continua nell’ ALLEGATO

————————————————————

È L’UMILTÀ IL SEGRETO CHE PORTA IN CIELO (Angelus, 15-08-2021)

1a. ANGELUSOggi, Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria in Cielo, nella liturgia campeggia il Magnificat. Questo cantico di lode è come una “fotografia” della Madre di Dio. Maria “esulta in Dio, perché ha guardato l’umiltà della sua serva” (cfr Lc 1,47-48).
È l’umiltà il segreto di Maria. È l’umiltà che ha attirato lo sguardo di Dio su di lei. L’occhio umano ricerca sempre la grandezza e si lascia abbagliare da ciò che è appariscente. Dio, invece, non guarda l’apparenza, Dio guarda il cuore (cfr1 Sam 16,7) ed è incantato dall’umiltà: l’umiltà del cuore incanta Dio. Oggi, guardando a Maria assunta, possiamo dire che l’umiltà è la via che porta in Cielo. La parola “umiltà” deriva dal termine latino humus, che significa “terra”. È paradossale: per arrivare in alto, in Cielo, bisogna restare bassi, come la terra! Gesù lo insegna: «chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11). Dio non ci esalta per le nostre doti, per le ricchezze, per la bravura, ma per l’umiltà; Dio è innamorato dell’umiltà. Dio innalza chi si abbassa, chi serve. Maria, infatti, a sé stessa non attribuisce altro che il “titolo” di serva: è «la serva del Signore» (Lc 1,38). Non dice altro di sé, non ricerca altro per sé.          Continua nell’ ALLEGATO

————————————————————

SALVARE QUI QUEL CHE È PERSO A KABUL (Marino Sinibaldi)

2a. Salvare qui...Ma l’Occidente è un impero o è una civiltà?
Il dilemma cruciale sintetizzato da Ezio Mauro illumina la rete di equivoci, ipocrisie e contraddizioni emerse nelle reazioni alla caduta di Kabul. Chi ha difeso le ragioni dell’intervento militare prova ora a esibire i minimi ed evidentemente assai fragili passi avanti dal punto di vista delle libertà e dei diritti umani, nel tentativo un po’ penoso di temperare il clamoroso fallimento strategico. Ma ha anche buon gioco nell’irridere la nostalgia per quei pochi, fragili, preziosi risultati che adesso sembra colpire chi quell’intervento ha invece sempre radicalmente criticato. Non si tratta di ragioni equivalenti: a venti anni di distanza appaiono inoppugnabili le obiezioni di chi fin dall’inizio aveva previsto o paventato esattamente l’esito che abbiamo sotto gli occhi. (E per essere ancora più chiari o didascalici: bisognava leggere di più Tiziano Terzani, ascoltare di più Gino Strada per capire, e magari cambiare). Ma solo un senso di futile rivincita o di egoismo ideologico può esentare questa parte dall’affrontare la contraddizione evidente di non poter accettare la fine di quello che non si voleva iniziasse. Magari c’è qualche tratto di generosità nel riconoscere che il Male (l’intervento) può generare un piccolo Bene (il tesoretto di nuovi diritti e libertà) che a questo punto varrebbe la pena di difendere a tutti i costi. Ma la contraddizione, o almeno il paradosso, rimane palese.          Continua nell’ ALLEGATO

————————————————————

IN AFGHANISTAN IL FALLIMENTO MASCHERATO DELL’OCCIDENTE (Alberto Negri)

3a. In Afghanistan il fallimentoPer Stati Uniti e Nato bisognava e bisogna esportare democrazia. Ma i raid aerei non aiutano i civili – migliaia le vittime e più di 5 milioni di profughi – ma solo il mercato delle armi. Domanda chiave, «Quali altre guerre sbagliate, e che non si possono vincere, ci aspettano, dopo gli inutili bagni di sangue di Afghanistan e Iraq?».
«A Kabul c’è stato un fallimento epocale finito in maniera umiliante», titolava il New York Times, quotidiano che ha appoggiato Biden nella campagna elettorale contro Trump. Eppure mai come adesso è vera la frase del grande musicista Frank Zappa: «La politica in Usa è la sezione intrattenimento dell’apparato militar-industriale». Biden, come in una caricatura hollywoodiana, continuava a sostenere in tv che il potente esercito afghano avrebbe respinto i talebani che stavano già alla periferia di Kabul. Ma il ruolo presidenziale è proprio questo: raccontare bugie, anche insostenibili, e contare gli utili, prima ancora dei morti. Anche le dichiarazioni del segretario di stato Blinken – “abbiamo raggiunto gli obiettivi” – appaiono meno ridicole di quel che sono se viste in questa ottica.           Continua nell’ ALLEGATO

————————————————————

TALEBANI, LE DUE ANIME DEL MOVIMENTO (Emanuele Giordana)

4a. TalebaniUn racconto lungo vent’anni che inizia con l’ascesa degli studenti coranici. Sono cambiati? Sono omogenei? Come pensano di gestire le loro relazioni internazionali?

Nel V anno dalla proclamazione dell’Emirato islamico dell’Afghanistan, un fokker delle Nazioni Unite ci portò a Jalalabad, uno dei pochi ingressi nel Paese che mullah Omar governava da Kandahar, la città più tradizionalista del Paese dove Omar era nato e aveva fondato il movimento degli studenti coranici. Era l’anno 2000, ventun anni fa. Le formalità doganali venivano espletate da due ragazzi col kalashnikov che non sapevano né leggere né scrivere sulla pista di un malconcio aeroporto assolato dove stazionava un Dc-10 dell’Ariana, la vecchia compagnia di bandiera. Aveva i finestrini oscurati ma, sbirciando tra gli scatoloni che ne venivano scaricati, notammo i brand occidentali di radio o televisori che venivano dal Golfo. Allora, quando attraversammo un Paese in sfacelo, senza più strade e dove si erano rubati tutti i fili di rame dell’elettricità, solo Pakistan, EAU e Arabia saudita avevano riconosciuto l’emirato scalcinato che a Kandahar contava su un solo telefono pubblico e in cui le strade erano pattugliate dai pickup, capimmo qual era la chiave della rapida avanzata talebana dal Pakistan verso Jalalabad e poi sempre più all’interno del Paese.          Continua nell’ ALLEGATO

————————————————————

NOTIZIE DALL’UFFICIO MIGRANTES (La Redazione)

Migrantes ricorda la tragedia di Marcinelle

L’8 agosto 1956 a Marcinelle, in Belgio, un incendio sviluppatosi all’interno della miniera del “Bois du Cazier” uccise 262 minatori di ben dodici nazionalità diverse, tra cui 136 italiani. La miniera di Marcinelle è comunemente riconosciuta come la tragedia legata all’emigrazione italiana.
In realtà non fu né la prima né l’ultima, ma è oggi simbolo indiscusso della memoria collettiva italiana per tutti i connazionali morti sul lavoro. Nel 2001, l’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha istituito la Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo che si celebra l’8 agosto per ricordare e onorare i tanti italiani che hanno perso la vita lavorando fuori dei confini nazionali.
Il 65° anniversario, che ricorre quest’anno, diventa – spiega la Fondazione Migrantes in una nota – l’occasione per rivolgere lo sguardo a una storia che non va dimenticata. Il ricordo e la memoria devono fare da sprone per il costante miglioramento del presente.
Come evidenziato dal Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, la mobilità italiana continua a crescere. Negli ultimi 15 anni il dato si attesta a +76%. Tra chi parte oggi, ben il 40% ha tra i 18 e i 34 anni. Si tratta di giovani alla ricerca di una realizzazione attraverso un’occupazione giusta e strutturale, la cui mancanza è un problema endemico della realtà giovanile italiana.           Continua nell’ ALLEGATO

————————————————————