Lettere dalle missioni

suor Rosali PALOSCHI – Brasile

5.3. Rosali 2Carissimi Amici di Crema,
prima di tutto desidero abbracciare tutte le mamme, visto che ieri in Brasile abbiamo celebrato il Giorno delle Mamme.
Non so se in Italia è lo stesso giorno…in ogni caso dono tutti i giorni il “Giorno delle Mamme” perché senza di esse il mondo non avrebbe senso… non sapremmo che cos’è cura, affetto, bellezza.
Voglio anche augurarvi una fruttuosa settimana di unità in occasione della festa di Pentecoste, chiedendo che: “La Divina Sapienza ci dia un cuore aperto per amare tutte le creature e vedere in esse l’espressione della bellezza del cuore di Dio!
Che nei nostri cammini missionari fiorisca sempre più l’impegno con la vita!
Che possiamo respirare il soffio vitale di Dio, che dinamizza il camminare”.
Voglio infine esprimere la mia sintonia e la mia comunione con la vostra vita e missione.
Grazie di cuore per il bollettino e vi auguro il meritato successo per la cena brasiliana.
Un bacio e un grande abbraccio a tutti voi della Commissione e dei Gruppi missionari.
Con affetto
Rosali Paloschi

P. Pier Luigi MACCALLI – Niger

OLYMPUS DIGITAL CAMERAMISSIONE È FARE ESPERIENZE FORTI DI UMANITÀ

Durante la lettura del vangelo della Passione secondo Marco, la domenica delle Palme, eravamo in 3 lettori a raccontare gli ultimi momenti di vita di Gesù. Le mie ultime parole pronunciate, in persona Cristi, sono state: Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato. Poi il silenzio.

Mi sono reso conto in quell’istante che queste sono in effetti le ultime parole di Gesù nel vangelo di Marco. Parole di sconfitta che mi interpellano profondamente in questo tratto di vita missionaria. Per diversi mesi ha sanguinato la ferita del cuore per la dipartita della piccola Dawa Myriam, per la quale avevo tanto sperato e pregato.
Come un padre che ha perso una figlia, condivido da dentro il dolore e il dramma di tante persone che hanno perso un figlio/a. A Bomoanga purtroppo questa è una realtà che molti genitori sperimentano. Quando chiedo a una donna quanti figli ha messo al mondo… (metodo molto empirico per dare l’età approssimativa alle nostre donne, calcolando un figlio ogni due/tre anni, a partire da 16/17 anni) scopro sempre che almeno uno (se non più) sono morti in età relativamente basse.
La morte di Dawa mi ha portato in dono questa comunione profonda con tanti genitori sconfitti dalla malattia e dalla morte, nonostante l’aver tentato i più efficaci sistemi di cura possibili. La fede, la preghiera e il tempo leniscono le ferite; resta la cicatrice a ricordo della precarietà e del limite della vita umana.
Vivere la missione è fare esperienze forti di umanità e di paternità. È sempre tanta la sofferenza che bussa alla porta del cuore in cerca di una parola di consolazione e di un gesto di speranza. Yempaabu è un giovane quindicenne di Bomoanga che si è rotto la gamba cadendo in moto la settimana scorsa. È attualmente all’ospedale di Niamey per l’intervento e … naturalmente le spese sono totalmente a carico del paziente.
La vicenda di Monica sembra una storia infinita… dopo la quarta operazione all’occhio sinistro è subentrata una infezione da stafilococco. Fortunatamente ha reagito all’antibiotico, la ferita si è rimarginata, ma ha lasciato una forte aderenza della guancia allo zigomo. Il chirurgo che l’ha visitata recentemente ci ha detto di ritornare tra 3 mesi. Speriamo di non avere sorprese e che il tumore non recidivi da qualche altra parte.
Mentre sto scrivendo queste righe, bussa alla porta il piccolo Abdoulhadi di 3 mesi. Oggi è un bel pacioccone, ma la sua storia di vita ha rischiato di nemmeno cominciare. La mamma è morta durante il tragitto che la portava dal villaggio all’ospedaletto di Torodi per il parto. Il medico ne ha constatato il decesso, ma auscultando il battito di vita del bambino, li ha invitati a continuare la corsa fino alla capitale. Così il figlio è stato estratto in buona salute, alla maternità di Niamey.
Il mese scorso sono arrivati a Bomoanga per un seguito nutrizionale, grazie all’indicazione di una donna del loro villaggio che era passata da noi per le cure del figlio malnutrito. La nonna di Abdoulhadi ha così imparato a ben dosare il biberon e sono ripartiti con una scorta di 12 scatole di latte (abitano a più di 60 Km).
Tutte storie di risurrezione che hanno attraversato la Via Crucis. Mi sostiene la convinzione che la missione ed in particolare la prima evangelizzazione altro non è che umanizzazione. Un adagio di François Varillon dice: “Ciò che l’uomo umanizza, Dio divinizza”. Io la chiamo la pastorale del “con”: attraverso piccoli gesti di com-passione, com-unione, con-solazione e con-divisione, rinasce (e a volte risorge) la vita. Questo non elimina il sapore amaro delle sconfitte e non diluisce quel grido spezzato in croce: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”
Solo la risurrezione è la nostra forza: “Se Cristo non fosse risorto, vana è la nostra fede”. Ogni anno risuona il grido pasquale: è risorto! Cristo risorge ancora là dove c’è un gesto d’amore. Per questo le nostre decisioni, parole e azioni secondo il vangelo rivelano sempre il Cristo vivo, presente e operante nel mondo.
La missione continua e insieme continuiamo ad essere le sue mani, i suoi piedi e il suo cuore trafitto che trasuda vita e speranza. Affido alla vostra preghiera anche i 70 giovani e adulti che saranno battezzati a Bomoanga la notte di Pasqua.
Buona Pasqua!

P. Pier Luigi Maccalli, Bomoanga (Niger) – Pasqua 2018

 

Suor Daniela MOLINARI – Etiopia

Suor Daniela è la terza partendo da destra
Suor Daniela è la terza partendo da destra

UNA SCUOLA DAVVERO INCLUSIVA

Anche suor Daniela MOLINARI non è Cremasca, essendo originaria della riva italiana del Lago di Lugano. Tuttavia lavora in Etiopia, nella stessa comunità comboniana dove ha lavorato per tanti anni suor Pia OGLIARI, che moltissimi ricordano con nostalgia sia in missione che a Crema. Suor Daniela dirige una scuola superiore di alto livello, dove il sostegno a distanza di tanti benefattori cremaschi, possono studiare giovani di ogni ceto sociale, come dimostrato nella lettera che segue.

Carissime Amiche, carissimi Amici,
esco dalla porta del mio ufficio e trovo Y alla “finestra” di B, la segretaria.
“Viva Iddio che sei arrivato. Manchi solo tu. Vieni dentro a compilare la domanda per fare gli esami nazionali. Dobbiamo consegnare tutte le domande entro domani.” gli dico. “Ma devo pagare…” mi risponde con una mazzetta di soldi in mano.
“Paghi dopo alla segretaria.”
Lui entra e gli faccio compilare la domanda. Tiro un sospiro di sollievo e con il pensiero sono già alla prossima cosa da fare, una delle mille che riempiono una tipica giornata di lavoro da preside di scuola superiore. Qualche minuto dopo entra in ufficio B e chiude la porta dietro di lei.
“Sister, Y deve pagare la rata delle tasse scolastiche e la tassa per gli esami nazionali – circa 1500 birr – . Cosa faccio?”
Già: che fare?
Y è uno deli 702 studenti della St. D. Comboni Secondary and Preparatory School of Hawassa, South Ethiopia. È il primo di 5 figli, la più piccola all’asilo. Suo padre, dipendente governativo, sta battagliando contro un cancro alla testa dal mese di settembre: è stato in coma per alcune settimane quando il cancro ha premuto sul cervello, ha una tracheotomia perché il cancro lo stava soffocando, adesso è ad Addis Abeba dove sta facendo cicli di chemioterapia pesantissimi. È un incubo terribile, reso ancora peggiore dall’arretratezza delle strutture ospedaliere etiopiche e dalle spese enormi che la famiglia sta sostenendo per queste cure: non c’è copertura sanitaria qui… e il governo ha anche smesso di pagargli il salario perché manca dal lavoro da molti mesi.
“Lascia perdere, B. Il fondo borse di studio può coprire le sue spese. E digli anche di non preoccuparsi per la prossima rata delle tasse scolastiche.”
B esce e torna dopo qualche minuto.
“Sai, sister, aveva chiesto i soldi in prestito ai suoi amici. Non ha voluto preoccupare la sua mamma che già ha tanti problemi. Ha detto di dirti GRAZIE.”
Il GRAZIE di Y è per tutti voi, amici che ci sostenete e contribuite al fondo borse di studio della scuola. GRAZIE e che Dio vi benedica per tutto il bene che ci permettete di fare.
BUONA PASQUA (anche se noi la festeggeremo domenica 8 aprile)

Sr Daniela MOLINARI – Preside della CSPS

Suor Rosali PALOSCHI – Brasile

4.3.1 suor RosiPasqua

Suor Rosali (Rosi per gli amici) PALOSCHI appartiene alle Suore Catechiste Francescane, una congregazione, nata nel sud del Brasile 103 anni fa’, per aiutare i figli dei nostri emigranti che non potevano andare a scuola. Rosi è brasiliana, ma il suo cognome Paloschi e quello della mamma Pedrini, tradiscono la loro origine non solo italiana, ma addirittura Cremasca. Anzi è originaria di un paese, Botuverà, situato nello stato di Santa Cartarina, dove si parla ancor oggi il dialetto cremasco. Sembra una storia di altri tempi, ma è proprio così! Questa Comunità è talmente legata alle proprie origini che una volta all’anno, nel mese di giugno, celebra una Messa in dialetto.
Attualmente suor Rosi lavora a Jardim Capela, un quartiere nell’estrema periferia sud di S. Paulo.
Da oggi suor Rosali Paloschi entra di diritto nella grande famiglia delle missionarie cremasche.

É un popolo, sono molti popoli caricati della stessa croce!
Tuttavia avanzano mani per seminare speranze,
pur piantando in sentieri accidentati
e con il cuore inquieto…
E, ogni giorno, insistere nell’arduo lavoro di irrigare e prendersi cura del seme,
provare l’allegria di veder nascere il primo germoglio
in mezzo alla terra secca…
E, intanto, già è ora di credere che la primavera esiste!
Ormai è Pasqua! Gesù è risuscitato!

Abbracci di resurrezione e vita!   Suor Rosali

Madre Amelia MARCHESINI – Brasile

5.2a. MaranhaoTENIAMO LONTANI DALLA STRADA BAMBINI E RAGAZZI

In questa lunga lettera Madre Amelia Marchesini, canossiana, da oltre 40 anni missionaria in Brasile, racconta la sua nuova esperienza nel nord di questo Paese. Descrive l’urgenza di un centro di aggregazione per giovani, per la quale per altro si è impegnata la nostra Diocesi in questa Quaresima, e conclude con un interessante appello ai nostri giovani coraggiosi.

Carissime amiche, carissimi amici cremaschi,

dico subito la verità: non sono molto amica della penna e infatti tutti mi rimproverano di scrivere. Però di fronte alle forti insistenze di Enrico e alla vostra generosità quaresimale, ho ceduto. Ed eccomi a parlarvi di Imperatriz, la mia nuova missione al nord di questo continente che si chiama Brasile. L’importante è che questa mail vi arrivi prima di Pasqua per poter dirigere a tutti i miei più sentiti auguri di BUONA PASQUA.

Cercherò quindi di descrivervi la realtà in cui vivo da due anni e che mi ha profondamente sorpreso, nonostante i 42 anni di Brasile, che mi facevano considerare un “esperta”.    Continua nell’ ALLEGATO

Padre Giuseppe MIZZOTTI – Perù

NON CI POTRÀ VINCERE NEPPURE LA MORTE

Carissimi amici ed amiche,

è di nuovo tempo di gridare ai quattro venti: “Gesù di Nazareth, che voi avete ucciso, è risorto!”. Però, dire che Gesù è risorto è estremamente conflittuale, terribilmente sovversivo, profondamente rivoluzionario. Equivale a dire che Dio sta dalla parte di quel reo, ingiustamente giustiziato. E’ proclamare che Gesù ha ragione, che la sua causa è la causa giusta, che le autorità si sono sbagliate, che la sua morte non è stata un atto di giustizia, ma piuttosto una vile esecuzione, una sentenza brutale. Equivale a dettare sentenza di morte per un potere che calpesta in Gesù – come sempre ha fatto – i diritti dei più deboli.

FOTO-1In un mondo con tanta capacità di morte, annunciare la resurrezione di Gesù significa proclamare che Dio non sta con chi fabbrica o benedice la morte. Dio – e non può essere diversamente – sta dalla parte dell’amore e della vita.

E la prova è che Gesù ha lasciato vuoto il sepolcro della morte dove avevano cercato di rinchiuderlo.

L’annuncio della Resurrezione si converte, allora, in grido di resistenza: “Non ci potrà vincere” neppure la morte. Solo l’amore che si offre fino all’estremo ha la forza di sopravvivere. È l’annuncio di un mondo differente, dove la ragione dell’amore mette fine alla irrazionalità della forza e della violenza, dove la vita umana ritorna a recuperare la sua sacralità e a convertirsi in una alternativa irrinunciabile: la vita è un diritto che non si negozia, la vita è unica ed ogni esistenza possiede un valore infinito.

Ancora oggi, nel 2018, continua la lotta tra l’amore e la morte. Non sono certo l’amore e la vita i valori su cui si fonda, oggi, la convivenza tra gli uomini. Continuano ad essere il denaro, il potere, e la morte, La morte volontaria di coloro che rinunciano ad amare per dar l’impressione di continuare a vivere. E la morte violenta di chi, perché altri vivano, si gioca la vita e momentaneamente la perde.

Proprio per questo, io in Perù e voi a Crema, dobbiamo continuare a proclamare la vittoria della vita, anche se ci considerano passati di moda… Proprio per questo, ringrazio con voi e per voi il Dio Amico della Vita, perché voi continuate a credere ed a creare vita nella solidarietà.

Riconoscente,   P. José MIZZOTTI

Don Federico BRAGONZI – Uruguay

E qui cosa si può fare?

In questa lettera scritta a pochi giorni dal Natale, don Federico ci comunica dubbi, incertezze, speranze e preoccupazioni che sta vivendo prendendo i primi contatti con la sua nuova “quasi parrocchia” del Delta del Tigre.

Carissime/i, un augurio di cuore per continuare a vivere la grazia del Natale e ricevere l’Anno Nuovo con fiducia e speranza.
Nella Messa di mezzanotte (si fa per dire perché è cominciata alle 20 e alle 22 tutti a casa perché la liturgia delle cena familiare è sacra…) abbiamo pregato per voi: le due diocesi di san Josè e Crema, il vescovo Arturo e Daniele, le famiglie, la pace, i bambini, gli ammalati… immancabile il ricordo di don Francesco Ruini che è rimasto nel cuore di tutti, e io ho fatto una preghiera per don Vito Groppelli che ci ha lasciato in modo così tragico e improvviso.

Vista della futura casa parrocchiale. Stiamo sistemando la recinzione prima di affrontare i lavori interni. Cancello e inferriata nuovi.
Vista della futura casa parrocchiale. Stiamo sistemando la recinzione prima di affrontare i lavori interni. Cancello e inferriata nuovi.

Da circa due mesi ho cominciato a frequentare una zona della diocesi di san José, vicina alla capitale Montevideo che chiamano Delta del Tigre, probabilmente perché proprio lì il Rio Santa Lucia entra nel Rio de la Plata ed è diviso in due bracci da un isolotto, El Tigre, appunto. Per adesso abito nella parrocchia vicina, affidata agli Oblati di Maria Immacolata e da lì mi sposto al Delta dove oltre alla Comunità Cristiana, una “quasi-parrocchia” (così si chiama giuridicamente) in costruzione, ci sono anche altre Chiese di diversa denominazione.
Non credo abbiano moltissimo successo perché l’Uruguay è laicista (senza esagerare!) per tutti, ma la loro presenza, maggiore in percentuale che in altri luoghi, indicherebbe un lungo vuoto pastorale della Chiesa cattolica. Questa fase un po’ nomade finirà quando sarà conclusa la ristrutturazione della casa che una signora ha donato alla diocesi perché fosse la casa parrocchiale.
È un inizio un po’ strano, diverso da altri che ho vissuto. Forse perché la realtà è più anonima e mi sta diventando familiare a piccolissime dosi; o perché il prete qui è uno qualsiasi e dire “sono un prete” non apre nessuna porta speciale; o perché di fronte alle diverse situazioni non mi nascono subito intuizioni o possibili risposte come avveniva in passato ma rimango con la domanda: “e qui cosa si può fare?”. Mi impressiona del Delta la quantità di gente che si muove per le strade, soprattutto a piedi. Gruppi di bambini o di giovani, mamme con il passeggino e i figli più grandicelli, coppie, anziani… tutti rigorosamente uno accanto all’altro, occupando tutta la carreggiata e affermando ostentosamente i propri diritti di pedoni. È una popolazione prevalentemente giovane, seconda e terza generazione di anziani nati in diverse regioni del paese, arrivati a Montevideo in cerca di lavoro e da lì ricollocati nel Delta dove le possibilità di comprare un terreno e farsi la casa erano più favorevoli. Nella zona ci sono due industrie chimiche, un impianto di Air Liquide, una fabbrica di lavorazione del cuoio per sedili di auto di alta categoria e poco più.
Molti i pendolari a Montevideo e… tanta economia di sopravvivenza, lavoretti saltuari, piccole vendite, aiuti dei servizi sociali, pensioni minime. Ogni mercoledì sulla strada che divide la Cappella di Sant’Eugenio e la casa parrocchiale si fa la “feria”, un mercatino semplicissimo dove ognuno mette in vendita qualsiasi cosa. Si va dalla verdura e frutta, ai commestibili brasiliani di contrabbando, stuoie di giunco del fiume, ricambi usati di elettrodomestici, roba made in Cina e tanti, tanti vestiti usati. Anche le donne della comunità organizzano il loro banchetto di roba usata e così finanziano le bollette di luce e acqua della Cappella principale e di altre due momentaneamente chiuse.
La gente delle Comunità (San Fernando e Sant’Eugenio….perché, come dicevo, le altre due, Sofima e Villa Rives, da alcuni anni si sono come disintegrate) è contenta di vedere che le insistenti preghiere per avere un prete non sono state inutili…, ma credo che scioglieranno la riserva solo quando comincerò a vivere nel quartiere e quando vedranno che da Crema arrivano segnali concreti che garantiscono la continuità.

Adriana, sacrista di sant’Eugenio, invita alla messa
Adriana, sacrista di sant’Eugenio, invita alla messa

La mia preoccupazione principale è di offrire la stabilità pastorale di ogni parrocchia: celebrazioni eucaristiche, sacramenti, catechesi, attenzione ai malati… Nulla è scontato e facile perché le risorse umane sono poche, ma ci proviamo… senza affanni. Vedo che una certa dose di destrutturazione, di semplicità e di accettazione di ciò che è possibile è sana e permette di dedicare più tempo alle persone. Così visito famiglie, imparo a muovermi nel dedalo di strade dei quattro quartieri della parrocchia, conosco ammalati e anziani, ascolto, domando e cerco di scoprire le tracce della storia di questa Comunità cristiana che è stata vivace fino ad una quindicina di anni fa e poi ha avuto un calo brusco per motivi che ancora non conosco. Auguro a tutte/i che il nuovo Anno venga con tutte le novità positive che il Signore ci prepara. Inutile dirvi che siamo già in gioiosa agitazione per la visita del vescovo Daniele, del Vicario don Maurizio, dell’attesissimo don Francesco e dei cari amici Mimma ed Enrico. Proprio ieri, con il vescovo Arturo abbiamo fatto il programma di massima della settimana che vivremo insieme….

Un forte abbraccio. Don Federico

Padre Salvatore FORNER – Mozambico

“Grazie per la vostra fede”

Carissimi Amici, sono in Casa Regionale che è abbastanza movimentata e sono addetto alla cucina, poi faccio il portinaio quando non viene la guardia e poi ampie letture e preghiera sempre.
Mi dirai che non è missione, ma a 81 anni diventa missione. Potrei rimanere in Italia, ma qui servo ancora ad accogliere i confratelli che arrivano da tutto il mondo magari bisognosi di segni buoni.
Grazie per la vostra fede, per la fede del mondo intero.
Nasce un Bambino, il mondo si scuote bisogna fare qualche cosa. Molti si fermano al materiale (comprare cose buone si fa festa). Io guardo dentro di me per vedere se anch’io sono il bambino del Vangelo: “se non sarete come bambini non entrerete nel Regno” è Gesù che lo dice.
È tempo di riscoprire la fede, vivere la carità nell’umiltà e nella semplicità, come il bambino, entrare nel Mistero di DIO.
BUON NATALE e Buon Anno a voi e tutto il gruppo compreso i raccoglitori della carta. Vi saluto con una preghiera.

Padre Salvatore Forner S. Natale 2017

M. Pasqualina GENNARI – India

“… affinchè il Suo Nome sia conosciuto”

Carissimo Signor Enrico, Solo alcune righe per dire a Lei il mio sentito grazie, per l’interesse e l’amore nei miei riguardi, nel inviarmi attraverso e-mail diversi Articoli, penso in vista della Giornata Missionaria.
Si, continuiamo a pregare per questo spirito Missionario nelle famiglie, sul lavoro in Parrocchia, nella Diocesi e nel Mondo, affinché IL SUO NOME sia conosciuto ed amato e godere così la pace nei nostri cuori e nel mondo.
Carissimo, colgo questa occasione per porgerle i miei anticipati auguri Natalizi. Il Divino Infante con La Sua venuta riempia il suo cuore di forza, guida e sostegno nel portare avanti con gioia e dedizione la responsabilità a lei affidata. Buon Natale e Felice Anno Nuovo! Sempre molta vicina,

M. Pasqualina Gennari S. Natale 2017

P. Walter MACCALLI – Italia/Francia

La somma bontà si é fatta carne

Jesus è il paziente, e il servizievole.
È colui che non conosce l’invidia,
non si lasca attanagliare dalla tentazione
della vanagloria e dell’arroganza.
Ed è così sobrio che non cerca il proprio interesse,
non si adira, non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell’ingiustizia ma si rallegra nella verità
Gesù tutto scusa, tutto crede,
tutto spera, tutto sopporta.
La bontà di Gesù non ha limiti
E non conosce tramonti.

Auguri anche a voi del centro missionario. Che il Signore vi mantenga sempre in Buona salute per affrontare il nuovo anno 2018.

P. Walter MACCALLI S. Natale 2017