Articles Tagged with Buone notizie

Notiziario – Buone notizie

LA MIRACOLOSA SCOPA BURKINABÈ (Mario Giro)

2. Balai-citoyenQuattro anni fa, gli oltre cinque lustri di regime di Blaise Compaoré venivano “spazzati via” dalla “primavera” scesa nelle piazze delle città del Burkina Faso. Un caso esemplare, non unico in Africa, di capacità della società civile organizzata.

La vicenda senegalese di Y’en a Marre è forse la più articolata tra le organizzazioni della società civile africana attuale. Ma non l’unica. Un’altra success story del civismo africano è quella del Balai Citoyen del Burkina Faso, che ha saputo mobilitare giovani e studenti fino a far cadere il presidente Blaise Compaoré.

A differenza dell’effervescenza senegalese, in Burkina tutto sembra calmo, le città, la gente, le strade. In realtà si tratta di un Paese con una lunga tradizione “movimentista”. Il primo colpo di Stato, 1966, è una reazione all’insurrezione popolare dei sindacati contro il regime di Yaméogo accusato di corruzione e nepotismo. I militari si contendono il potere fino a che nel 1983 emerge Thomas Sankara, da allora consacrato dal mito.     Continua nell’ ALLEGATO

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PADRE GIGI È VIVO E STA BENE…(dal sito internet della S.M.A.)

prova…secondo le ultime notizie che padre Desiré ci porta dal Niger

Désiré Salako, di nazionalità beninese, è il superiore del Distretto SMA di Benin-Niger, cioè del territorio di cui fa parte la missione di p. Pier Luigi Maccali.
È colui che per primo ha avuto la notizia del rapimento di p. Gigi, e da allora, come suo amico e confratello, e come suo superiore SMA, segue giorno dopo giorno l’evoluzione di questa vicenda, tenendo i contatti con le autorità del Niger a nome della SMA.

Settimana scorsa è venuto a farci visita a Genova, nella nostra casa provinciale, e ha voluto anche andare ad incontrare i familiari di p. Gigi a Madignano, in provincia di Cremona.
Sono tante le domande che abbiamo voluto fargli, come tante sono le speranze che ognuno di noi porta nel cuore di rivedere presto p. Gigi, sano, salvo, sereno.
Naturalmente p. Désiré non aveva una risposta per ogni domanda, ma ha saputo darci la prova che nessuno ha dimenticato p. Gigi, e che sono in tanti che si stanno adoperando in tutti i modi per la sua liberazione. Ci ha soprattutto trasmesso il messaggio del vescovo di Niamey che P. Gigi è vivo e sta bene. Non ha potuto dirci, per motivi di sicurezza, su quali elementi fonda questa affermazione, ma ci ha chiesto di credere che lo dice con tutta sincerità e verità.
Ci ha detto che la prima preoccupazione delle autorità del Niger, ma anche dell’ambasciata italiana a Niamey, è l’incolumità di p. Gigi, e che ogni azione che verrà intrapresa non metterà in pericolo la sua vita. È desiderio di tutti che questa vicenda si concluda in modo pacifico, senza inutili violenze, ma per questo, ci ha detto, è necessario avere pazienza. Il tempo che passa, l’apparente silenzio, la mancanza di notizie, non devono essere interpretati come segno di inattività. Al contrario, è il clima più fruttuoso perché le parti in causa possono entrare in contatto con discrezione e fiducia reciproca.
Ci ha ringraziato per le preghiere che incessantemente rivolgiamo a Dio, in varie parti d’Italia, in tante comunità, per la liberazione di p. Gigi, per la liberazione delle altre persone rapite nel Sahel, per la pace e la concordia in Niger, per la serenità del piccolo gregge cristiano di quel paese. Ci ha invitato a continuare a pregare, con insistenza, perseveranza e fiducia, e tenere sempre accesa la fiamma dell’attenzione e dell’affetto verso p. Gigi.
Ci ha invitato a pregare in modo particolare per tutti coloro che sono implicati negli sforzi di liberazione di p. Gigi e degli altri ostaggi, perché siano illuminati dallo Spirito Santo, e trovino i mezzi più opportuni per portare a buon fine il loro lavoro.
Non da ultimo ci ha chiesto di pregare anche per i rapitori. Gesù ci ha detto che i cristiani osano pregare per i loro nemici, perché credono che Dio può cambiare il loro cuore, può infondere in tutti i cuori il sentimento di umanità e di giustizia.
P. Désiré è rimasto purtroppo solo poche ore con noi, ma la sua visita è stata provvidenziale. Ha rafforzato la nostra speranza, e ci fatto sentire vicini a p. Gigi.         Preghiamo insieme perché il prossimo Natale ci porti il dono della sua liberazione.

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DALLE RIFUGIATE FOULARD PER LE MALATE DI CANCRO (Lucia Giallorenzo)

6. FoulardLe donne per le donne. Le richiedenti asilo africane per le malate oncologiche. Perché chi meglio di una donna in difficoltà può aiutare altre donne in difficoltà?

Le donne migranti provenienti dai Paesi dell’Africa sub-sahariana beneficiarie del Progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) di Atena Lucana e Padula, in provincia di Salerno, hanno realizzato con le loro mani sessanta foulard per donne che in seguito a una patologia oncologica si ritrovano a dover vivere il trauma della perdita dei capelli. I copricapo sono stati donati all’Associazione ‘Noi per te-Volontariato oncologia e Cure palliative’ di Salerno. Il laboratorio di sartoria è il cuore del progetto ‘For your smile’, inserito nell’ambito delle attività formative dello Sprar nella diocesi di Teggiano-Policastro guidata dal vescovo mons. Antonio De Luca, e attivo negli Sprar di Padula ed Atena Lucana, gestiti dalle Cooperative ‘Il Sentiero’, ‘L’Opera di un Altro’ e ‘Tertium Millennium’.
Un lavoro a più mani, quelle dei migranti e delle operatrici impegnate da mesi a tagliare e cucire scampoli di tessuto, scelti per ogni donna e per i diversi momenti della giornata. Ogni copricapo ha una sua originalità, sia per il colore sia per il tessuto utilizzato: ce ne sono in pizzo e in raso, in seta per le occasioni speciali, in cotone o in lino per le giornata calde, quelli etnici e colorati ma anche altri semplici e sobri. Ognuno diverso dall’altro, cuciti da mani di donne con l’unica finalità di regalare un sorriso alla donna che lo indossa. Un circuito di bene collega così le donne migranti, beneficiarie dell’accoglienza, alle donne che percorrono l’arduo sentiero della sofferenza.        Migrantes on line – 20.03.18

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“MIGRAZIONI E SVILUPPO CONTANO!”: AL VIA UN PROGETTO TRIENNALE TRA 11 CARITAS EUROPEE (Migrantes on line)

6.3bRoma – MInD (Migration Interconnectedness Development) è una nuova iniziativa delle Caritas europee, tra cui Caritas Italiana, sul tema della migrazione e dello sviluppo, un binomio complesso e strategico allo stesso tempo.
Undici Caritas nazionali per la prima volta danno avvio ad un ambizioso progetto finanziato dall’Unione Europea, attraverso fondi DEVCO (Direzione generale della Cooperazione internazionale e dello sviluppo), volto a sensibilizzare la società civile e le istituzioni nazionali ed europee sul complesso legame esistente tra migrazione e sviluppo.   Continua nell’ ALLEGATO

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LA DONNA DEGLI ANACARDI: «CON COOPI HO CAMBIATO LA MIA IMPRESA» (Sergio Bocconi)

6. Foto di gruppo con SerenaIl progetto della Ong in Sierra Leone sostenuto da un’azienda familiare di Nerviano, Serena Caimano racconta come ha coinvolto i suoi dipendenti

I primi due container di anacardi grezzi sono stati consegnati nei giorni scorsi: in tutto 60 tonnellate che possono valere, secondo qualità del prodotto e cambio valutario, fra 36 e 60 mila euro, somma che rappresenta un beneficio economico considerevole per le 1.300 famiglie della Sierra Leone coinvolte nel progetto di cooperazione di Coopi, la ong (organizzazione non governativa) italiana fondata da padre Vincenzo Barbieri che dal 1965 ha aiutato più di 100 milioni di persone e oggi è presente in 28 paesi con 199 progetti umanitari riguardanti 2,6 milioni di beneficiari.   Continua nell’ ALLEGATO

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LA DONNA DELL’ANNO, È TRIS DI VINCITRICI (ANSA)

Presentazione del 20/mo Premio internazionale "La donna dell'anno"Protagoniste di questo Premio sono donne straordinarie e coraggiose che, in tutto il mondo, si impegnano, anche a costo della propria vita, per difendere e dare voce a milioni di donne maltrattate, sfruttate e private dei diritti fondamentali della persona. Diciamo no alla violenza in ogni sua forma di manifestazione è stato l tema centrale della ventesima edizione del Premio, nato con l’intento di valorizzare il ruolo delle donne nella società, nella cultura, nel mondo del lavoro, nella politica, nella comunicazione, nelle arti e nello spettacolo.

La somala Waris Dirie, l’argentina Margarita Meira e la nigeriana Isoke Aikpitanyi sono le vincitrici ex aequo del premio ‘La Donna dell’Anno’, giunto alla ventesima edizione e promosso dal Consiglio regionale della Valle d’Aosta con il patrocinio della Camera dei Deputati e del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “Le loro storie particolarmente toccanti parlano di sofferenze tali da non aver consentito una scelta, correndo il rischio di stilare una sorta di graduatoria del dolore cui sono state sottoposte”, sottolinea la giuria.
La proclamazione delle vincitrici è avvenuta al centro congressi del Grand Hotel Billia di Saint-Vincent.
Waris Dirie è una modella somala, attivista contro le mutilazioni genitali femminili; Margarita Meira ha creato un’associazione contro lo sfruttamento sessuale;
Isoke Aikpitanyi è riuscita a liberarsi dallo sfruttamento e ora aiuta le ragazze che hanno seguito la sua stessa sorte.
Madrina della ventesima edizione del Premio è stata la cantante maliana Inna Modja, anche lei in prima linea nella lotta contro la violenza sulle donne.
“Una giovane che, dopo essere stata venduta e sfruttata, ha ritrovato la sua dignità e oggi, cresciuta, prosegue nella sua strada verso l’indipendenza tornando nella sua terra natia per impedire altri orrori (Isoke). Un fiore del deserto miracolosamente sopravvissuto alla tortura che si batte per fermare una tradizione aberrante senza cercare eroi, ma insegnando che ognuno può contribuire a cambiare e migliorare il mondo (Waris). Una mamma che non può più stringere a sé la figlia vittima della tratta ed accoglie tra le sue braccia le ragazze che rischiano di subire la stessa sorte, incurante delle conseguenze per la sua stessa vita (Margarita). Tre donne eccezionali, tre storie molto emozionanti, di grande sofferenza ma di altrettanto riscatto. Impossibile effettuare una scelta: Isoke Aikpitanyi, Waris Dirie e Margarita Meira, con la loro vita spesa a portare luce là dove c’è solo l’abisso delle violenze, sono la Donna dell’Anno 2018” si legge nelle motivazioni della giuria, presieduta dal presidente del Consiglio Valle, Joel Farcoz. Ad ognuna delle vincitrici andranno 15.000 euro.
Inoltre il premio Popolarità è stato assegnato a Margarita Meira mentre il Premio Soroptimist International Club Valle d’Aosta è andato a Rosa Pepe, avvocato campano che da anni opera a sostegno delle donne vittime di violenza.
ANSA – 14.03.18

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FARE PACE CON LA TERRA

1È iniziata per il 13° anno consecutivo la Scuola di Pace, un’iniziativa promossa da sei Associazioni, che hanno a cuore la scuola, i giovani studenti e la formazione alla Pace. Dopo l’immigrazione e il lavoro, quest’anno sarà l’ambiente l’oggetto della riflessione alla quale sono chiamati i ragazzi coinvolti nel progetto.

Le organizzazioni di volontariato Caritas Crema, Coop. Sociale La Siembra, Centro Missionario Diocesano, IPSIA Cremona, Commissione Migrantes e Presidio Cremasco di Libera sono attualmente impegnate nella tredicesima edizione del progetto educativo Scuola di Pace dal titolo Fare pace con la Terra.

Quest’anno il progetto si pone come obiettivo quello di declinare il concetto di pace inteso come nuova solidarietà dell’uomo con l’universo animato e inanimato: un patto di alleanza non sacrificato all’altare della conoscenza scientifica, ma avviato a ritrovare le ragioni di un’etica della responsabilità.      Continua nell’ ALLEGATO

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SARDEGNA E ARMI: LA RICONVERSIONE POSSIBILE (Ilaria de Bonis)

1Nel Sulcis Iglesiente, in Sardegna, un comitato di cittadini si batte per la riconversione della Rwm Italia, la fabbrica di bombe di Domusnovas, da industria bellica a civile. La loro idea ricalca quella della battaglia per la Valsella, che nel 1999 smise di produrre mine antiuomo ed iniziò a fare pezzi di ricambio per le auto.

L’esperienza Valsella insegna: trasformare una fabbrica di mine anti-uomo in una pacifica fabbrica automotive si può. Ci sono voluti anni, battaglie e ricorsi. Ma alla fine la riconversione c’è stata. «A Domusnovas, in Sardegna, sogniamo di fare una cosa simile». Al momento gli operai della Rwm chiusi in fabbrica otto ore al giorno assemblano bombe, però. La novità è che «i cittadini sardi finalmente hanno preso la palla in mano e molti hanno detto no alle bombe». Quando parla del Comitato di cui è portavoce, Cinzia Guaita racconta soprattutto un’esperienza di consapevolezza e riconversione culturale. Una conquista della pace che parte dal basso.                                          Continua nellALLEGATO

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FESTIVAL DELLA MISSIONE, PREMIATI TRE TESTIMONI CON GLI ULTIMI (Andrea Galli)

42-2Consegnato il premio «Cuore amico» a tre testimoni della Chiesa «povera fra i poveri»

Se c’è un’occasione in cui, ogni anno, si può intravedere il bene straordinario che i circa 8.000 missionari italiani sparsi nel mondo seminano lontano dai riflettori, è il premio Cuore Amico, l’“Oscar” della missionarietà. È il riconoscimento (con annessi 50mila euro a   testa) che viene assegnato dalla “Cuore Amico Fraternità onlus”, associazione fondata nel 1980 dal sacerdote bresciano don Mario Pasini per il sostegno alla missione ad gentes. La premiazione di sabato, a Palazzo della Loggia a Brescia, moderata da Licia Colò, è stata uno degli appuntamenti più seguiti del Festival nazionale della missione che si è chiuso domenica 15 ottobre.                                                  L’articolo continua nell’ ALLEGATO

DONNE CHE FANNO LA PACE

38-8“Donne che fanno la pace” è un movimento apartitico, di migliaia di donne (e uomini) che operano per influenzare le sfere pubbliche e politiche al fine di trovare una soluzione che possa offrire un futuro di speranza e di vita nel Medio Oriente.
Nelle sue fila marciano, danzano, scrivono e pubblicano madri ebree e arabe, israeliane e palestinesi. Donne che hanno vissuto la guerra, che abitano sui confini, che hanno negli occhi le immagini dei propri figli in divisa, che conoscono l’odore del rifugio antiaereo, di rovine fumanti. Donne che hanno sepolto i propri figli al ritorno dal Libano, da Gaza, donne per le quali il Kippur è il ricordo della tragedia che ha distrutto la propria famiglia.
Il 24 settembre decine di migliaia di donne, uomini e bambini hanno intrapreso un viaggio di speranza e pace dai quattro angoli del Paese che si e’ concluso il 10 ottobre con un grande raduno a Gerusalemme, dove hanno partecipato 30 mila persone e si è parlato dell’esigenza senza compromessi di un accordo politico e una soluzione al conflitto israelo-palestinese. Non vogliamo un’altra guerra, non vogliamo altre vittime, altre famiglie distrutte.
Con i miei ragazzi di Beresheet abbiamo organizzato un flash mob, una danza collettiva nel mercato di Hazor Glilit. Donne vestite di bianco, religiose e no, madri, figlie, nonne, hanno pregato insieme danzando. L’aria si è riempita di gioia ed energia pura. Non ci daremo per vinte!!! Io alle parole del profeta Isaia ci credo… lo ha scritto chiaro e tondo: “E trasformeranno le loro spade in vanghe e le loro lance in vomeri d’aratro”!
Dobbiamo fare qualcosa per far avverare la profezia…Aiutati che Dio ti aiuta.                                                                                                                                                                                                                    Angelica Edna CALO LIVNE – Idee –  ‍11.10.2017 – 21