RIMANERE CON IL SIGNORE PER TROVARE IL CORAGGIO DI USCIRE DA NOI STESSI (Papa Francesco – Regina Coeli – 29 Aprile 2018)

1. papa-francesco-4La Parola di Dio, anche in questa quinta Domenica di Pasqua, continua a indicarci la strada e le condizioni per essere comunità del Signore Risorto. Domenica scorsa era messo in risalto il rapporto tra il credente e Gesù Buon Pastore. Oggi il Vangelo ci propone il momento in cui Gesù si presenta come la vera vite e ci invita a rimanere uniti a Lui per portare molto frutto (cfr Gv 15,1-8).

La vite è una pianta che forma un tutt’uno con i tralci; e i tralci sono fecondi unicamente in quanto uniti alla vite. Questa relazione è il segreto della vita cristiana e l’evangelista Giovanni la esprime col verbo “rimanere”, che nel brano odierno è ripetuto sette volte. “Rimanere in me”, dice il Signore; rimanere nel Signore.     Continua nell’ ALLEGATO

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FU UN SACRIFICIO (Raniero LaValle)

2. moro-e-berlinguer-1Mercoledì 9 maggio, alle ore 19, ci sarà nella chiesa romana di san Gregorio al Celio una Messa nel quarantesimo anniversario della morte cruenta di Aldo Moro, “questo uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico”, come lo definì la Chiesa nell’omelia funebre del papa di allora.

Questa è una notizia utile a chi potrà partecipare alla celebrazione. Ma è notizia anche che si faccia memoria di Moro in un evento ecclesiale e non in un contesto politico, o mediatico, o investigativo, come accade per lo più oggi quando “il caso Moro” viene rievocato come se si fosse trattato solo di una vicenda politica da storici o da iniziati, o di una trama di 007 e di Servizi Segreti buona per giallisti o dietrologi. L’evento ecclesiale, che si compie nel sacrificio della Messa, dice che in quella apicale vicenda della storia italiana del Novecento fu in gioco qualcosa di più grande e durevole, in cui tutta la società fu implicata, e anche eminenti uomini di Chiesa, come è facile ricordare solo che si pensi alla supplica di Paolo VI agli uomini delle Brigate Rosse o all’offerta di consegnarsi al posto di Moro, come vittime sostitutive, di vescovi come Luigi Bettazzi, Clemente Riva e Alberto Ablondi, o alla liturgia alternativa celebrata dopo la morte con la famiglia Moro da preti come Italo Mancini e Padre David Maria Turoldo.    Continua nell’ ALLEGATO

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ALFIE E QUANTO DOBBIAMO PRETENDERE ORA (Francesca Lozito)

3. Alfie-respiraFa male e ormai non fa nemmeno più rabbia l’abdicazione della medicina palliativa che dovrebbe far sentire questi bambini e i loro genitori curati perché protetti e accompagnati fino alla fine naturale della loro strada. E invece – per ragioni essenzialmente economiche – lascia un vuoto riempito solo dalle controversie legali

Gli inglesi devono prima scontrarsi con le loro contraddizioni per guardarle in faccia e fare un passo indietro. Per dire «abbiamo sbagliato». Forse è quanto sta succedendo in queste ore che, se il buon senso e la delicatezza vorrebbero fossero di silenzio, forse possono spingerci invece, ora che Alfie Evans è morto, a fare qualche riflessione.
Tre bambini: Ashya King nel 2014, Charlie Gard nel 2017 e Alfie Evans nel 2018. Troppi. Nel primo caso i genitori hanno dovuto letteralmente rapirlo per sottoporlo alla terapia coi protoni, un metodo di cura alternativo alla chemioterapia per quei tumori che si trovano in posizioni a rischio. Costosissimo. Per la Gran Bretagna fuori dai budget della sanità. Da quello che sappiamo il bambino che fu prima portato nella casa delle vacanze in Spagna e poi sottoposto alle cure a Praga è vivo. Allora la Gran Bretagna emise un mandato di cattura internazionale per i genitori. La natura del male e forse anche le condizioni economiche avevano permesso alla coppia di fare questo gesto estremo e disperato. Espatriare, quando la tua patria non ti da ascolto.       Continua nell’ ALLEGATO

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L’AFRICA VERRÀ, L’AFRICA CHE VERRÀ (Fabio Pipinato)

4. L-Africa-verra-l-Africa-che-verra_mediumNon ha mezze parole Lucio Caracciolo, fondatore e direttore di Limes, riguardo i finanziamenti a sostegno delle campagne elettorali o i “gradimenti” da parte dei governi africani nella scelta dei ministri francesi. Eh sì; ai tempi coloniali, ma non solo, era l’Eliseo che indicava, suggeriva o imponeva i propri capi di stato e relativi ministri ai paesi coloniali ma ora il rapporto è diventato bidirezionale.

Non solo la Libia ha sostenuto finanziariamente l’elezione di Nicolas Sarkozy ma anche Ali Bongo Ondimba, presidente del Gabon, ha la sua lista di ministri francesi più o meno “graditi”. D’altronde il Gabon “coopera” con la Francia ed è bene che questa cooperazione abbia persone che la rendano fluida e non ingessata. A proposito di “cooperazione” Caracciolo ha avuto parole anche per le ONG che fungono da bracci armati degli Stati come MSF – Medici Senza Frontiere che fu fondata da Bernard Kouchner già ministro della Salute sotto Mitterand e ministro degli Affari esteri ed europei dei primi due governi guidati da François Fillon sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy.     Continua nell’ ALLEGATO

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PER LA PRIMA VOLTA I VESCOVI SI RIVOLGONO A MESSICANI E STATUNITENSI “PER LA DIGNITÀ DEI MIGRANTI” (Agenzia Fides)

5. Per la prima volta...“Per la prima volta nella storia della Chiesa cattolica in Messico, i Vescovi firmatari si rivolgono a tutti gli abitanti del Messico e degli Stati Uniti, indipendentemente dalle loro convinzioni religiose, e in maniera speciale e con grande rispetto, ai Presidenti dei nostri rispettivi Paesi, in seguito al dispiegamento delle truppe della Guardia Nazionale nordamericana alla frontiera che delimita i nostri territori”.

Inizia così, mettendo in risalto l’eccezionalità della comunicazione, la “Dichiarazione dei Vescovi della frontiera Nord del Messico e del Consiglio di Presidenza della Conferenza Episcopale Messicana”, firmata il 7 aprile 2018 e diffusa in questo fine settimana, con il titolo “Per la dignità dei migranti”.    Continua nell’ ALLEGATO

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I VESCOVI USA SUI MILITARI AL CONFINE COL MESSICO: «NON SIAMO ZONA DI GUERRA»- Stati Uniti

6. Vescovi Stati Uniti MessicoI vescovi delle otto diocesi dalla California al Texas sull’intenzione di Trump di schierare la Guardia nazionale per fermare chi arriva dal Messico: «Siamo preoccupati per una retorica divisiva che disumanizza i migranti, trasformandoli tutti in criminali»

«Riconosciamo il diritto delle nazioni a controllare e rendere sicuri i confini; ma riconosciamo anche la necessità che le nazioni rispettino lo stato di diritto. E la legge corrente negli Stati Uniti giustamente prevede che quanti giungono nel nostro Paese fuggendo da una persecuzione siano titolati a un trattamento consono mentre le loro domande sono esaminate».     Continua nell’ ALLEGATO

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IL SILENZIO ASSORDANTE SUL MASSACRO DEI CURDI (Marco Rovelli)

7. Il silenzio assordante sFin dove arriva l’estensione dell’impunità? Fin dove ci si può spingere nel massacro e nel disprezzo del diritto? Fin dove si può farlo nella più totale indifferenza della comunità internazionale e dei media?

Erdogan ci sta mostrando sul campo che questi confini sono assai estensibili. Quella porzione di Medio Oriente che dopo la dissoluzione dell’Impero ottomano prese il nome di Siria, e che adesso si è dissolta a sua volta, è il luogo ideale per riplasmare i confini di ciò che è lecito. Ed è lecito tutto ciò che si può fare, come nello stato di natura di Hobbes e Spinoza. In quello stato di natura non esiste alcuno Stato civile: l’assoluta libertà di massacro di Erdogan, allora, ci mostra che non è collassata solo la sovranità statale siriana, ma pure qualsiasi simulacro di comunità internazionale. Erdogan ha di fatto invaso la Siria, e tutto accade come nulla fosse: perché, dal punto di vista di una comunità internazionale, che non esiste in quanto comunità normata da un diritto, nulla è, in effetti. Erdogan massacra i curdi, tanto combattenti quanto civili, e, ancora, nulla è. I curdi del resto sono da cent’anni l’assoluto rimosso del Medio Oriente, vittima silenziosa delle strategie delle sovranità statali.      Continua nell’ ALLEGATO

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LA RAGAZZA PALESTINESE PREMIATA PER IL SUO CORAGGIO DA PAPA FRANCESCO (Avvenire)

9. Ragazza PalestineseL’impegno della giovane nel raccontare gli orrori subiti a Khan Younis nel 2014 è stato riconosciuto anche da papa Francesco che le ha inviato una medaglia attraverso il commissario Onu Krähenbühl

Rua Khdeih ha 14 anni e ha ricevuto una medaglia da papa Francesco per il suo coraggio nel raccontare gli orrori subiti nella Striscia di Gaza ancora nel 2014. La medaglia le è stata consegnata il 28 marzo da Pierre Krähenbühl, commissario generale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati e la Palestina (Unrwa) che ha documentato sul suo profilo Twitter con alcune fotografie l’emozione della giovane Rua Khdeih.     Continua nell’ALLEGATO

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P. Pier Luigi MACCALLI – Niger

OLYMPUS DIGITAL CAMERAMISSIONE È FARE ESPERIENZE FORTI DI UMANITÀ

Durante la lettura del vangelo della Passione secondo Marco, la domenica delle Palme, eravamo in 3 lettori a raccontare gli ultimi momenti di vita di Gesù. Le mie ultime parole pronunciate, in persona Cristi, sono state: Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato. Poi il silenzio.

Mi sono reso conto in quell’istante che queste sono in effetti le ultime parole di Gesù nel vangelo di Marco. Parole di sconfitta che mi interpellano profondamente in questo tratto di vita missionaria. Per diversi mesi ha sanguinato la ferita del cuore per la dipartita della piccola Dawa Myriam, per la quale avevo tanto sperato e pregato.
Come un padre che ha perso una figlia, condivido da dentro il dolore e il dramma di tante persone che hanno perso un figlio/a. A Bomoanga purtroppo questa è una realtà che molti genitori sperimentano. Quando chiedo a una donna quanti figli ha messo al mondo… (metodo molto empirico per dare l’età approssimativa alle nostre donne, calcolando un figlio ogni due/tre anni, a partire da 16/17 anni) scopro sempre che almeno uno (se non più) sono morti in età relativamente basse.
La morte di Dawa mi ha portato in dono questa comunione profonda con tanti genitori sconfitti dalla malattia e dalla morte, nonostante l’aver tentato i più efficaci sistemi di cura possibili. La fede, la preghiera e il tempo leniscono le ferite; resta la cicatrice a ricordo della precarietà e del limite della vita umana.
Vivere la missione è fare esperienze forti di umanità e di paternità. È sempre tanta la sofferenza che bussa alla porta del cuore in cerca di una parola di consolazione e di un gesto di speranza. Yempaabu è un giovane quindicenne di Bomoanga che si è rotto la gamba cadendo in moto la settimana scorsa. È attualmente all’ospedale di Niamey per l’intervento e … naturalmente le spese sono totalmente a carico del paziente.
La vicenda di Monica sembra una storia infinita… dopo la quarta operazione all’occhio sinistro è subentrata una infezione da stafilococco. Fortunatamente ha reagito all’antibiotico, la ferita si è rimarginata, ma ha lasciato una forte aderenza della guancia allo zigomo. Il chirurgo che l’ha visitata recentemente ci ha detto di ritornare tra 3 mesi. Speriamo di non avere sorprese e che il tumore non recidivi da qualche altra parte.
Mentre sto scrivendo queste righe, bussa alla porta il piccolo Abdoulhadi di 3 mesi. Oggi è un bel pacioccone, ma la sua storia di vita ha rischiato di nemmeno cominciare. La mamma è morta durante il tragitto che la portava dal villaggio all’ospedaletto di Torodi per il parto. Il medico ne ha constatato il decesso, ma auscultando il battito di vita del bambino, li ha invitati a continuare la corsa fino alla capitale. Così il figlio è stato estratto in buona salute, alla maternità di Niamey.
Il mese scorso sono arrivati a Bomoanga per un seguito nutrizionale, grazie all’indicazione di una donna del loro villaggio che era passata da noi per le cure del figlio malnutrito. La nonna di Abdoulhadi ha così imparato a ben dosare il biberon e sono ripartiti con una scorta di 12 scatole di latte (abitano a più di 60 Km).
Tutte storie di risurrezione che hanno attraversato la Via Crucis. Mi sostiene la convinzione che la missione ed in particolare la prima evangelizzazione altro non è che umanizzazione. Un adagio di François Varillon dice: “Ciò che l’uomo umanizza, Dio divinizza”. Io la chiamo la pastorale del “con”: attraverso piccoli gesti di com-passione, com-unione, con-solazione e con-divisione, rinasce (e a volte risorge) la vita. Questo non elimina il sapore amaro delle sconfitte e non diluisce quel grido spezzato in croce: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”
Solo la risurrezione è la nostra forza: “Se Cristo non fosse risorto, vana è la nostra fede”. Ogni anno risuona il grido pasquale: è risorto! Cristo risorge ancora là dove c’è un gesto d’amore. Per questo le nostre decisioni, parole e azioni secondo il vangelo rivelano sempre il Cristo vivo, presente e operante nel mondo.
La missione continua e insieme continuiamo ad essere le sue mani, i suoi piedi e il suo cuore trafitto che trasuda vita e speranza. Affido alla vostra preghiera anche i 70 giovani e adulti che saranno battezzati a Bomoanga la notte di Pasqua.
Buona Pasqua!

P. Pier Luigi Maccalli, Bomoanga (Niger) – Pasqua 2018

 

LASCIARCI CONOSCERE DA GESÙ PER IMPARARE A CONOSCERLO (Papa Francesco – Regina Coeli – 22/04/18

1. Regina coeli 22.04.18La Liturgia di questa quarta Domenica di Pasqua prosegue nell’intento di aiutarci a riscoprire la nostra identità di discepoli del Signore Risorto. Negli Atti degli Apostoli, Pietro dichiara apertamente che la guarigione dello storpio, operata da lui e di cui parla tutta Gerusalemme, è avvenuta nel nome di Gesù, perché «in nessun altro c’è salvezza» (4,12).

In quell’uomo guarito c’è ognuno di noi – quell’uomo è la figura di noi: noi siamo tutti lì –, ci sono le nostre comunità: ciascuno può guarire dalle tante forme di infermità spirituale che ha – ambizione, pigrizia, orgoglio – se accetta di mettere con fiducia la propria esistenza nelle mani del Signore Risorto. «Nel nome di Gesù Cristo il Nazareno – afferma Pietro – costui vi sta innanzi risanato» (v. 10). Ma chi è il Cristo che risana? In che cosa consiste l’essere risanati da Lui? Da che cosa ci guarisce? E attraverso quali atteggiamenti?
La risposta a tutte queste domande la troviamo nel Vangelo di oggi, dove Gesù dice: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore» (Gv 10,11). Questa autopresentazione di Gesù non può essere ridotta a una suggestione emotiva, senza alcun effetto concreto! Gesù risana attraverso il suo essere pastore che dà la vita.     Continua nell’ ALLEGATO

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