PAOLO VI E OSCAR ROMERO, I PRIMI «MARTIRI DEL CONCILIO» (Bartolomeo SORGE )

Durante il Sinodo de dicato ai giovani, papa Francesco canonizzerà nello stesso giorno due figure importanti della Chiesa del Concilio  Vaticano II: papa Paolo VI e mons. Oscar Romero. Le riflessioni di p. Bartolomeo Sorge, direttore emerito di Aggiornamenti Sociali, che fanno appello anche ai ricordi personali degli scambi avuti con entrambi, mettono in luce le ragioni di questa scelta. 
Il 14 ottobre 2018 papa Francesco proclamerà santi papa Paolo VI e mons. Oscar Romero, l’arcivescovo di San Salvador, difensore dei campesinos , ucciso sull’altare il 24 marzo 1980 dagli squadroni della morte. È una canonizzazione che riveste un significato eccezionale, che va molto al di là della elevazione agli altari di due nuovi santi.       Continua nell’  ALLEGATO
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IL CONGO NEL CAOS TRA EBOLA E MASSACRI, L’ALLARME DEI VESCOVI (La Stampa)

EBOLALa situazione sembra precipitare nel Paese africano, in preda ad una crisi tra le quattro peggiori del mondo. Le recenti violenze rendono difficile l’isolamento del virus
La tragedia in cui è precipitata la Repubblica Democratica del Congo non sembra avere fine. Il Paese, teatro di sanguinosi conflitti e scontri susseguitisi, con brevi pause, praticamente dal 1960, anno dell’indipendenza dal Belgio, è ormai sprofondato in una fase drammatica che lo
fa annoverare tra le quattro peggiori crisi in atto nel mondo accanto a Siria, Yemen e Sud Sudan. Il momento che si appresta a vivere, prima di una tornata elettorale tra le più travagliate della sua storia (23 dicembre), presenta alcuni aspetti inquietanti. All’instabilità politica ormai perdurante da anni dovuta al rifiuto del presidente Kabila a farsi da parte, si aggiungono l’ennesima esplosione del virus Ebola (un centinaio di morti accertate e 150 casi confermati nelle due enormi province del Kivu settentrionale e dell’Ituri) e la situazione di violenza diffusa che sfocia spesso in veri e propri massacri in varie zone del Paese.      Continua nell’ ALLEGATO
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L’AMORE FERITO PUÒ ESSERE SANATO DA DIO (Papa FrancescoAngelus 07/10/18)

1b. angelusll Vangelo di questa domenica (cfr Mc 10,2-16) ci offre la parola di Gesù sul matrimonio. Il racconto si apre con la provocazione dei farisei  che chiedono a Gesù se sia lecito a un marito ripudiare la propria moglie, così come prevedeva la legge di Mosè (cfr vv. 2-4).
Gesù anzitutto, con la sapienza e l’autorità che gli vengono dal Padre, ridimensiona la prescrizione mosaica dicendo: «Per la durezza del vostro cuore egli – cioè l’antico legislatore – scrisse per voi questa norma» (v. 5). Si tratta cioè di una concessione che serve a tamponare le falle prodotte dal nostro egoismo, ma non corrisponde all’intenzione originaria del Creatore. E qui Gesù riprende il Libro della Genesi: «Dall’inizio della creazione (Dio) li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due
diventeranno una carne sola» (vv. 6-7). E conclude: «Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto» (v. 9). Nel progetto originario del Creatore, non c’è l’uomo che sposa una donna e, se le cose non vanno, la ripudia. No. Ci sono invece l’uomo e la donna chiamati a riconoscersi, a completarsi, ad aiutarsi a vicenda nel matrimonio.     Continua nell’ ALLEGATO
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NOBEL PER LA PACE A NADIA MURAD E DENIS MUKWEGE (Lettera 43)

NADIA MURADDENIS MUKWEGEl Nobel per la Pace 2018 va a Nadia Murad e Denis Mukwege per il loro impegno contro l’uso della violenza sessuale come arma di guerra.  L’annuncio è stato dato nel Norwegian Nobel Institute di Oslo . Mukwege è un ginecologo congolese che assiste le vittime di stupro nella  Repubblica Democratica del Congo, mentre Nadia Murad è una donna yazida irachena, attivista per i diritti umani, ex schiava sessuale dell’Isis 
.
Nadia Murad, da ostaggio dell’isis ad ambasciatrice Onu Nadia Murad, autrice di un’autobiografia, L’Ultima ragazza, con la prefazione del  suo avvocato Amal Alamuddin Clooney , è un simbolo delle sofferenze al limite del genocidio subite della sua comunità, gli yazidi, considerati dal Califfato adoratori del diavolo. A 20 anni aveva il sogno di truccare e pettinare le spose, e di aprire, magari dopo gli studi, un proprio salone di bellezza. Invece nel 2014 i miliziani dell’ Isis arrivarono a Kocho, il villaggio dove abitava nell’Iraq settentrionale, uccisero gli uomini, tra cui i suoi sei fratelli, e la rapirono con altre ragazze e con i bambini.      Continua nell’ ALLEGATO
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SARÀ UN TRAMEZZINO CHE LI SEPPELLLIRA (Paolo Loscalzo)

LO SCALZOL’altro giorno stavo lavorando al bancone del Libra durante un mezzogiorno, come al solito tanta gente, tutto molto informale, insomma un bell’ambiente per lavorare e fare la pausa pranzo.
Verso fine turno lo vedo entrare e so che sarà un problema. Giacca stazzonata, faccia segnata da una vita sicuramente difficile, lascia l’idea di un uomo che vive in un auto, ha i movimenti rapidi di un predatore spaventato, sul chi vive. Vede che può ordinare senza pagare subito e mi si avvicina. Sorrido.
Gli chiedo se ha bisogno di qualcosa. Ha occhi fermi ma stanchi, si vede che avrebbe bisogno di una doccia e di un buon sonno. “Panini, quanto?” Io glielo offrirei volentieri ma ho paura prima di tutto di ferirlo, sono cose delicate che si capiscono solo quando si lavora tanto con le persone, tutti i tipi di persone.. “3 euro” gli dico per andargli incontro “e te lo faccio fare come vuoi”.    Continua nell’ ALLEGATO
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COSA HA FAVORITO LA CRESCITA DEL JIHADISMO IN NIGER? (a cura di S. C. Turrin)

s200_uoldelul.chelati_dirarPer approfondire ciò che sta accadendo in questi ultimi anni in Niger, abbiamo intervistato Uoldelul Chelati Dirar, Professore di Storia e  istituzioni dell’Africa presso l’Università di Macerata (Dipartimento di Scienze Politiche, della Comunicazione e delle Relazioni Internazionali). In questa intervista il prof. Uoldelul Chelati Dirar ci spiega, da un punto di vista storico e sociologico, i motivi che hanno facilitato il  radicamento dei movimenti jihadisti in Niger e nei Paesi limitrofi.
Perché e come il Niger è stato coinvolto nel jihadismo?
Dal punto di vista storico, il jihadismo è un fenomeno in realtà ricorrente. In genere questo elemento non viene preso in considerazione, ma alla fine del ’700 e all’inizio dell’800 del secolo scorso, nella regione saheliana si è manifestata una forma molto simile a quella del  fondamentalismo islamico. Si trattava di una espressione islamica definibile spartana, ma radicale. È stato un fenomeno che già coinvolse un ampio territorio, dall’attuale Senegal alla Mauritana fino al Ciad. Quello del jihadismo è un fenomeno che esiste da tempo e ha una  matrice molto più complessa di quello che normalmente viene descritto.    Continua nell’ ALLEGATO
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CARITAS ITALIANA AUMENTA LA PARTECIPAZIONE IN BANCA ETICA

BANCARaccolta in aumento, prestiti pure, sofferenze contenute: sono alcuni dei dati resi noti ieri da Banca Popolare Etica con la semestrale. Nella prima parte dell’anno la banca ha conseguito un utile netto superiore ai tre milioni di euro, ha erogato prestiti a organizzazioni e imprese per quasi 900 milioni di euro (+5%) e ha visto la raccolta diretta di risparmio arrivare a sfiorare il miliardo e mezzo di euro (+5,9% rispetto a fine anno scorso).
Le sofferenze nette sugli impieghi restano contenute (0,80%) e soprattutto di molto inferiori a quelle medie del sistema bancario. Vicino ai 66 milioni ilcapitale sociale. Bene anche la raccolta indiretta di risparmio attraverso Etica sgr, la società di gestione del Gruppo Banca Etica  leader in Italia nei fondi etici. Per dare sempre più credito a persone, imprese e organizzazioni che lavorano per lo sviluppo sostenibile e  solidale del nostro paese, Banca Etica ha lanciato una nuova offerta di azioni ordinarie di propria emissione. La pubblicazione del prospetto informativo è stata autorizzata da Consob lo scorso 2 agosto e il collocamento – iniziato il 13 agosto 2018 – sarà aperto fino al 31 gennaio 2019.
Le azioni di Banca Etica sono offerte al pubblico al prezzo unitario di 57,50 €, corrispondente al valore nominale pari a Euro 52,50,   maggiorato di un sovrapprezzo di Euro 5,00. Il lotto minimo di adesione per i richiedenti non soci è di minimo 5 azioni. Si può diventare clienti e soci anche via web e smartphone.
Come spiega il presidente di Banca Etica, Ugo Biggeri: “In tutta Europa la finanza etica sta crescendo a ritmo sostenuto. In questi 10 anni, dallo scoppio della più grave crisi finanziaria, economica e sociale dal dopoguerra, sempre più persone e organizzazioni stanno scegliendo intermediari finanziari impegnati per la legalità, lo sviluppo sostenibile e inclusivo, la trasparenza. Banca Etica è l’unico istituto italiano che fa parte del network internazionale di banche sostenibili Global Alliance for Banking on Values ed è anche alla presidenza di Febea   (Federazione Europea Banche Etiche e alternative).
Per poter dare sempre più credito alle imprese e alle persone che hanno progetti innovativi con impatto sociale e ambientale positivo  dobbiamo aumentare il nostro capitale sociale: per ogni 500 € di nuovo capitale possiamo erogare 7.500 € di crediti in più”. E proprio in questi giorni Caritas Italiana ha deliberato di aumentare la propria partecipazione in Banca Etica arrivando a detenere l’1% del capitale sociale, la quota massima che è possibile avere in una banca popolare. “ Caritas è socia e cliente di Banca Etica sin dalle origini per  l’evidente coerenza di vedute e di valori che mettono al primo posto i diritti delle persone e la tutela del creato. La scelta di arrivare all’1% del capitale in questo momento vuole dare concretezza all’impegno per costruire un sistema economico che non sacrifichi le persone e l’ambiente in nome dei profitti di pochi”, dice don Francesco Soddu, direttore Caritas Italiana.   A.D.T. – Avvenire – 27.09.18
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L’ITALIA CRIMINALIZZA IL MODELLO RIACE. MEGLIO CREARE CLANDESTINI…

L’arresto del sindaco di Riace Domenico Lucano non è solo, come dice Saviano, l’esplicito segnale che l’Italia sta diventando un regime. E’ anche, e forse soprattutto, l’affermazione che l’Italia non vuole stranieri, non solo i migranti clandestini, non solo i migranti economici. Non vuole stranieri, punto e basta.
Anche se gli stranieri in oggetto hanno diritto ad una protezione, anche se hanno un lavoro e si sono integrati, anche se sono accolti, di fatto, dal resto della popolazione, anche se si sono integrati.
Domenico Lucano aveva fatto proprio questo, aveva creato un sistema di accoglienza utilizzando il suo territorio e la sua popolazione. Una dimostrazione che si può. Una dimostrazione che un sistema di accoglienza vero alla fine produce effetti positivi per tutti, per gli autoctoni e per gli stranieri.
Lo stesso Gip ha detto che Domenico Lucano non è accusato di avere avuto un rendiconto personale, dunque il suo arresto è proprio la demolizione di un principio, di un esempio concreto, piccolo, marginale, ma che dimostrava l’utilità dell’accoglienza.
Qualcuno potrà dire che se si facesse così in tutt’Italia avremmo un paese che cambia identità, che perde la sua storia, la sua cultura e le sue tradizioni. Pericolo inesistente: i
numeri degli arrivi di stranieri sono così trascurabili rispetto alla popolazione totale che chi paventa questo rischio lo fa per evidenti ragioni politiche. Anzi, se il modello Riace fosse stato replicato probabilmente l’immigrazione e i migranti sarebbero oggi meno visibili, sarebbero meno un problema, si sarebbero trasformati in cittadini che pagano le tasse, di cui il paese ha tanto bisogno e le pensioni degli autoctoni che sono in buona parte pensionati.
Invece no. Si è voluto demolire e criminalizzare un sistema che funzionava e lo si è fatto con un provvedimento antistorico. Con una logica che dice che è meglio avere stranieri clandestini piuttosto che stranieri inseriti. Meglio poi se quei clandestini esasperati da anni
di attesa documenti delinquono o sono insofferenti. Si potrà dire che vadano a casa loro. E si potrà lodare (e votare) chi ha fatto dei rimpatri un tema su cui raccogliere voti.    Raffaele MASTO – Buongiorno Africa – 03.10.2018
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OGNI GIORNO, DA QUEL 17 SETTEMBRE FACCIO IL NUMERO DI P. GIGI… (Padre Mauro Armanino)

ARMAMINOMi risponde un messaggio registrato di Moov, l’operatore telefonico del Niger… “Il numero che avete chiamato non è disponibile. Moov nel Sahel”. Una voce di donna risponde esattamente così. Dopo aver composto il numero dell’amico p. Gigi, ostaggio, la voce di donna aggiunge che la chiamata sarà notificata.
È dal passato lunedì 17 settembre alle 22 ora locale che si ripete la stessa risposta automatica femminile. Si tratta della compagnia  telefonica Moov, attiva, assieme ad altre nel Niger e dintorni. Come altre fa promozioni di vendita e promette abbuoni ogni martedì e venerdì.
Solo che il cliente è stato preso come ostaggio un lunedì, nessun premio, abbuono o sconto. In questo Moov, nella sua pubblicità, aveva visto giusto. “Moov No Limit”, si erano definiti, senza limiti. Nel nostro Sahel, da tempo ormai, i limiti sono stati superati . Traffici, commerci, terrorismo, bande armate dal sapore “comunitario-etnico” e risposte ancora più armate. E, infine, la definizione di criminali attribuita ai migranti irregolari, illegali, clandestini e dunque da insabbiare da qualche parte nella storia odierna del Sahel.
Il numero che avete chiamato non è disponibile. La vostra chiamata sarà notificata, conclude la voce di donna con la stessa convinzione. Il numero chiamato non è disponibile da quasi due settimane.      Continua nell’ ALLEGATO
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ERUZIONE VULCANICA DOPO TERREMOTO E TSUNAMI. L’INTERVENTO DELLA CARITAS

indonesiaVenerdì 27 settembre un terremoto del 7.4 della scala Richter ha colpito la regione del Sulawesi in Indonesia, in particolare le zone di Palu, Manuju e Donggala. ll sisma, avvenuto in più aree, ha anche innescato uno tsunami che ha colpito le coste con onde alte fino a 6 metri
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Le scosse sono poi continuate durante la notte (più di 30 volte), non permettendo agli sfollati di rientrare nelle loro case e lasciandoli completamente al buio e senza contatti telefonici o di internet. È stato un terremoto più forte di quello avvenuto due mesi fa sull’isola di Lombok
Papa Francesco, nell’Angelus di domenica 30 settembre , ha espresso vicinanza alle popolazioni colpite da un forte maremoto e ha invitato a pregare per i nostri fratelli dell’isola di Sulawesi.     Continua nell’ ALLEGATO
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