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Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così.

Solo che, quando si tratta di rimboccarsi le maniche

e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare

ed è allora che la stragrande maggioranza

preferisce lamentarsi piuttosto che fare.

 

L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno,

l’importante è saper convivere con la propria paura

e non farsi condizionare dalla stessa.

Ecco il coraggio è questo,

altrimenti non è più coraggio, è incoscienza.

 

Chi tace e chi piega la testa

muore ogni volta che lo fa,

chi parla e chi cammina a testa alta

muore una volta sola.

 GIOVANNI FALCONE

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Enrico e le Commissioni Missionaria e Migrantes

Carissime, Carissimi,

nel lungo e denso documento che il nostro Vescovo ha dedicato al ritorno dei fedeli alla celebrazione della Messa, dal significativo titolo Tornare a Messa: un bell’impegno, mons. Gianotti fa un’affermazione che un po’ sintetizza il senso di un’azione troppo spesso considerata una semplice abitudine: “«Trasformarci in Cristo»: a questo punta, né più né meno, il nostro «andare a Messa». E trasformarci in modo che traspaia in noi anche il suo agire, il suo operare, testimoniato in tutti i Vangeli”.
E poco più avanti declina in modo esplicito il significato profondo del riconoscere il Corpo di Cristo. “A Messa potremo ancora una volta, con sguardo di fede, «riconoscere il Corpo di Cristo» nell’Eucaristia, adorarlo, nutrircene… Ma saremo capaci di fare al tempo stesso, quell’altro indispensabile «riconoscimento», quello che ci fa vedere e «toccare» il Cristo nella «carne» del fratello, del malato, dell’indigente, del carcerato, dello straniero? Noi che condividiamo il pane del cielo, sapremo anche condividere il pane di questa terra e i beni di cui disponiamo, pensando anche alla crisi drammatica che la nostra società sta attraversando?”
Attenzione, non si tratta di una premessa, quanto di un’affermazione fondamentale, di un richiamo radicale al secondo Comandamento di Gesù che non si limita ad una generica solidarietà, quanto ad AMARE IL PROSSIMO COME TE STESSO.       Continua nell’ ALLEGATO

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LA CHIESA È COMPAGNA DI STRADA DI OGNI UOMO (Regina Coeli 24-05-2020)

1a. Regina CoeliOggi, in Italia e in altri Paesi, si celebra la solennità dell’Ascensione del Signore. Il brano del Vangelo (cfr Mt 28,16-20) ci mostra gli Apostoli che si radunano in Galilea, «sul monte che Gesù aveva loro indicato» (v. 16). Quiavviene l’ultimo incontro del Signore risorto con i suoi, sul monte. Il “monte” ha una forte carica simbolica. Su un monte Gesù ha proclamato le Beatitudini (cfr Mt 5,1-12); sui monti si ritirava a pregare (cfr Mt 14,23); là accoglieva le folle e guariva i malati (cfr Mt 15,29). Ma questa volta, sul monte, non è più il Maestro che agisce e insegna, guarisce ma è il Risorto che chiede ai discepoli di agire e di annunciare, affidando a loro il mandato di continuare la sua opera.

Li investe della missione presso tutte le genti. Dice: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (vv. 19-20). I contenuti della missione affidata agli Apostoli sono questi: annunciare, battezzare, insegnare e camminare sulla via tracciata dal Maestro, cioè il Vangelo vivo. Questo messaggio di salvezza implica prima di tutto il dovere della testimonianza – senza testimonianza non si può annunciare -, alla quale anche noi, discepoli di oggi, siamo chiamati per rendere ragione della nostra fede. Di fronte a un compito così impegnativo, e pensando alle nostre debolezze, ci sentiamo inadeguati, come di certo si sentirono anche gli Apostoli stessi. Ma non bisogna scoraggiarsi, ricordando le parole che Gesù ha rivolto a loro prima di ascendere al Cielo: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (v. 20).       Continua nell’ ALLEGATO

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EID MUBARAK, FRATELLI MUSULMANI! (+ Daniele Gianotti, Vescovo di Crema)

2a. Fine RamadanIn occasione della celebrazione della fine del Ramadan, che si è svolta domenica scorsa 24 maggio, il nostro Vescovo, mons. Daniele, ha voluto inviare un messaggio di vicinanza e di condoglianze, oltre che di augurio alla Comunità musulmana che vive nella nostra diocesi.

Cari fratelli e sorelle di fede islamica abitanti a Crema e nel cremasco,

mentre si avvicina la conclusione del mese sacro del Ramadan 1441 H. / 2020 A.D. desidero farvi arrivare anche quest’anno una parola di vicinanza e di augurio.

Il Ramadan di questo anno resterà nella vostra memoria per le forti limitazioni che l’emergenza sanitaria CoViD-19 ha imposto alla sua celebrazione: limitazioni simili a quelle che hanno impedito ai credenti cristiani di celebrare in modo pieno, secondo l’abitudine, i tempi principali della loro fede: la Quaresima, la grande festa di Pasqua e il tempo che segue alla Pasqua, fino alla Pentecoste del prossimo 31 maggio.

Mi auguro che anche per voi, come spero sia stato anche per i cattolici, le limitazioni imposte alle celebrazioni esteriori siano state occasione per una crescita nella nostra adesione interiore a Dio nella preghiera, nella nostra fedele dedizione a Lui e nel mettere nelle Sue mani ogni nostra miseria e tribolazione.       Continua nell’ ALLEGATO

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UNA HASANAT (BUONA AZIONE) PER OGNI LETTERA DEL CORANO: RISCOPRIRE LA PAZIENZA (Nadia EL GHAOUAT)

3a. unnamedL’Ufficio diocesano per il dialogo interreligioso di Bergamo ha proposto ad una giovane studentessa universitaria di fede islamica, che vive e lavora in quella provincia, di raccontare il Ramadan. È stata un’iniziativa culturale a sostegno della conoscenza reciproca per capire meglio e più da vicino che cosa accade in questo periodo nelle comunità musulmane che vivono tra di noi. In questo articolo riportiamo l’ultimo intervento.
Una delle cose belle di questo periodo è riuscire a dedicarmi di più alla lettura. Specialmente trovare nel fine settimana anche del tempo per leggere il Corano. Quando ero piccola odiavo la domenica mattina. Dopo una settimana di scuola non mi veniva concessa quell’ora in più di sonno. Motivo? I miei genitori insistevano che mi svegliassi per imparare qualche sura e trascriverla a mano. Non capivo cosa facessi di male per non meritare del riposo e tanto meno perché dovessi memorizzare delle preghiere se tanto erano scritte, immobili e non sarebbero scappate da nessuna parte. Quando poi chiedevo ai miei amici se anche i loro genitori li obbligavano a fare lo stesso mi rispondevano di no, che loro le preghiere le leggevano e basta e che a memoria ne sapevano poche. All’epoca non conoscevo altri bambini non cristiani con cui confrontarmi, perciò ero giunta alla conclusione che fosse solo un’ossessione antiquata dei miei genitori.      Continua nell’ ALLEGATO

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CORONAVIRUS? PER CASA DO SOL NON È UN PROBLEMA… (Pina Rabbiosi)

5a.Casa do Sol è una struttura educativa che opera in un quartiere difficile di Salvador de Bahia, nel nord-est del Brasile. Già povertà e spaccio di droga la fanno da padroni, in più si è aggiunto il covid-19 che ha fatto chiudere tutto. Ma non hanno fatto i conti con la perseveranza di educatori e genitori che, con un pizzico di fantasia e una grande dose di buona volontà, sono riusciti a continuare l’attività educativa.
A metà marzo il sindaco della città di Salvador, con 3 milioni e mezzo di abitanti, ha emesso il decreto di chiusura di tutte le strutture educative della città, per la minaccia del Covid 19 che stava iniziando a spargersi anche nello stato della Bahia.
Sindaco e governatore, pur di correnti politiche molto diverse, contrariando la posizione del presidente Bolsonaro, che proclamava dal palazzo presidenziale del Planalto in Brasilia, che il coronavirus era una semplice influenza, si sono accordati per determinare la chiusura di scuole, università e uffici pubblici.
Anche Casa do Sol ha dovuto chiudere le sue porte, nonostante i responsabili fossero molto preoccupati con  la situazione dei bambini e ragazzi, che lì ogni giorno avevano garantita l’alimentazione, la protezione e uno spazio salutare dove trascorrere la giornata seguiti da insegnanti ed educatori preparati e dedicati.
Come sarebbero rimasti, rinchiusi e isolati nelle loro abitazioni, tutte ugualmente insalubri, senza finestre (oramai quasi tutte cementate per proteggersi dagli spari dei trafficanti), umide e ammuffite perché in questi mesi siamo nel periodo delle piogge, con spazio insufficiente e senza cibo, che è procurato giorno per giorno con i lavori precari dei genitori?       Continua nell’ ALLEGATO

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L’AEROPLANINO DI CARTA E LE LACRIME. LA FRAGILITÀ PUÒ RENDERCI MIGLIORI (Paola Springhetti)

6a. aeroplanini imagesE se, nella fase due, le nostre comunità fossero più forti – nel coltivare relazioni e valorizzare le persone – perché capaci di fare i conti con la fragilità?
Due immagini, tra le altre, mi porterò dietro, tra i ricordi del periodo del lockdown: un pugno di aeroplanini di carta e un pugno di lacrime.
Gli aeroplanini li trovavo, a volte, quando uscivo sul terrazzo. All’inizio non capivo da dove venissero e cosa ci facessero lì, poi una volta, guardando in su, ho visto un nonno che, dall’ultimo piano, mi faceva dei segnali con le mani. Allora ho guardato giù, e ho visto i suoi nipotini che giocavano in cortile. Allora ho capito che il nonno – recluso in casa dalle regole dell’emergenza sanitaria e da severissimi figli terrorizzati dalla possibilità che si ammalasse – faceva quel gioco per loro, i bambini. Così ho cominciato a lanciarli giù, cercando di indirizzarli proprio lì, dove stavano giocando. Cosa che ho scoperto essere molto difficile, nonostante la perizia quasi ingegneristica con cui gli aerei erano fatti.
Il gioco è andato avanti per qualche giorno: il nonno lanciava, io rilanciavo, i bambini raccoglievano, ridevano e si sbracciavano per lanciare saluti al nonno, lassù. E il mio terrazzo non era più un ostacolo, ma solo un luogo di sosta.    Continua nell’ ALLEGATO

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La musica ha potere di purificare tutti, è trascendenza.
Trascende anche il dolore: ne abbiamo bisogno, non è un nostro nemico, ma un amico un po’ antipatico che va consolato.
La musica è trasfigurazione come ci insegna Cristo,la trasfigurazione è andare oltre se stessi, non è diventare altro.

Ezio BOSSO

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Enrico e le Commissioni Missionaria e Migrantes

Carissime, Carissimi,

chiedo scusa se ho dedicato l’apertura della Comunicazione al ricordo di Ezio BOSSO, ma il suo amore per la vita e per la musica era talmente contagioso che ci mancherà, soprattutto in questo momento faticoso, dove il grigio di un futuro incerto a fatica viene diradato dal sole di questa luminosa primavera.

L’argomento di questa lettera d’apertura ha a che fare con l’ INFORMAZIONE, coniugata però con un argomento che per molti giorni ha occupato le prime pagine dei giornali: il rapimento e il rilascio di Silvia ROMANO. Di Silvia si è scritto di tutto e di più, ma non si è capito bene a che titolo fosse in Africa per conto di un’associazione, Africa Milele, che è sì una Onlus, ma non è una Ong (organizzazione non governativa). Cerchiamo allora di chiarire, per quanto è possibile, da chi è formata la varia umanità che si aggira per il mondo con lo scopo di destinare tempo, competenze e a volte anche denaro, per migliorare le condizioni di vita di persone che vivono molto peggio di noi.      Continua nell’ ALLEGATO

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LO SPIRITO SANTO ILLUMINA E SORREGGE I NOSTRI PASSI (Regina Coeli 17-05-2020)

1a. Regina coeliIl Vangelo di questa domenica (cfr Gv 14,15-21) presenta due messaggi: l’osservanza dei comandamenti e la promessa dello Spirito Santo.

Gesù lega l’amore per Lui all’osservanza dei comandamenti, e su questo insiste nel suo discorso di addio: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti» (v. 15); «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama» (v. 21). Gesù ci chiede di amarlo, ma spiega: questo amore non si esaurisce in un desiderio di Lui, o in un sentimento, no, richiede la disponibilità a seguire la sua strada, cioè la volontà del Padre. E questa si riassume nel comandamento dell’amore reciproco – il primo amore [nell’attuazione] –, dato da Gesù stesso: «Come io ho amato voi, così anche voi amatevi gli uni gli altri» (Gv 13,34). Non ha detto: “Amate me, come io ho amato voi”, ma “amatevi a vicenda come io vi ho amato”. Egli ci ama senza chiederci il contraccambio. È un amore gratuito quello di Gesù, mai ci chiede il contraccambio. E vuole che questo suo amore gratuito diventi la forma concreta della vita tra di noi: questa è la sua volontà.

Per aiutare i discepoli a camminare su questa strada, Gesù promette che pregherà il Padre di inviare «un altro Paraclito» (v. 16), cioè un Consolatore, un Difensore che prenda il suo posto e dia loro l’intelligenza per ascoltare e il coraggio per osservare le sue parole. Questo è lo Spirito Santo, che è il Dono dell’amore di Dio che discende nel cuore del cristiano.      Continua nell’ ALLEGATO

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