SINODO: QUALE GESTIONE DEL POTERE NELLA CHIESA? (2) (Gilberto Borghi)

3a. SinodoLa creatività e la fedeltà allo Spirito Santo cosa ci può suggerire per costruire una forma di gestione del potere ecclesiale adeguata al modo con cui oggi i vangeli possono essere accolti?

Quando la svolta protestante mette in subbuglio la chiesa, si palesano queste due linee di trasformazione già in atto, fino a dare forma alla gestione del potere della Chiesa, dopo il concilio di Trento, ad una monarchia di fatto, in cui il vescovo di Roma, da vicario di Pietro, si autodefinisce soprattutto vicario di Cristo, iniziando ad avocare a sé tanta parte della gestione diretta delle chiese nelle varie parti del mondo, soprattutto di quelle comunità nate dalle missione nelle terre delle scoperte geografiche. Da notare però che l’accesso al massimo grado di potere (papato) è dato da una decisione dell’oligarchia, ottenuta con il principio della maggioranza. In questo stato di cose la partecipazione è veramente al lumicino e la verità delle decisioni è sostenuta tutta e sola dal ruolo gerarchico di chi le definisce. Qui più che un camminare assieme si può davvero parlare di un “marciare” insieme.          Continua nell’ ALLEGATO

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