Notiziario
IL CENTRO MISSIONARIO INFORMA… (La Redazione)
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Enrico e le Commissioni Missionaria e Migrantes
Carissime, Carissimi,
il Papa è stato molto chiaro incontrando ad Assisi 500 poveri provenienti da tutto il mondo: «È tempo di restituire dignità e parola ai poveri, perché per troppo tempo le loro richieste sono rimaste inascoltate. E’ tempo che si aprano gli occhi per vedere lo stato di disuguaglianza in cui tante famiglie vivono.
E’ tempo di rimboccarsi le maniche per restituire dignità creando posti di lavoro». E più avanti ha aggiunto: «Spesso la presenza dei poveri è vista con fastidio e sopportata; a volte si sente dire che i responsabili della povertà sono i poveri! Un insulto in più… Pur di non compiere un serio esame di coscienza sui propri atti, sull’ingiustizia di alcune leggi e provvedimenti economici, sull’ipocrisia di chi vuole arricchirsi a dismisura, si getta la colpa sulle spalle dei più deboli».
È vero solo chi è stato povero può capire il dramma della povertà!Per questo ci è sembrato giusto dare la parola a chi ha vissuto la povertà in prima persona e così dalla rubrica “La lettera” curata da Biagio Maimone del sito “Politicamente corretto” abbiamo tratto la testimonianza scritta di chi ha vissuto questo dramma in prima persona. Continua nell’ ALLEGATO
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IL SIGNORE CERCA CUORI CHE SANNO ASPETTARE (Angelus, 31-10-2021)
Nella Liturgia di oggi, il Vangelo racconta di uno scriba che si avvicina a Gesù e gli domanda: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?» (Mc 12,28). Gesù risponde citando la Scrittura e afferma che il primo comandamento è amare Dio; da questo poi, per naturale conseguenza, deriva il secondo: amare il prossimo come sé stessi (cfr vv. 29-31). Udita questa risposta, lo scriba non soltanto la riconosce giusta ma nel farlo, nel riconoscerla giusta, ripete quasi le stesse parole dette da Gesù: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici» (vv. 32-33).
Possiamo domandarci: Perché, nel dare il suo assenso, quello scriba sente il bisogno di ridire le stesse parole di Gesù? Questa ripetizione pare tanto più sorprendente se pensiamo che siamo nel Vangelo di Marco, il quale ha uno stile molto conciso. Che senso ha allora questa ripetizione? Questa ripetizione è un insegnamento, per noi tutti che ascoltiamo. Perché la Parola del Signore non può essere ricevuta come una qualsiasi notizia di cronaca. La Parola del Signore va ripetuta, fatta propria, custodita. La tradizione monastica, dei monaci, usa un termine audace ma molto concreto. Continua nell’ ALLEGATO
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NO AL CULTO DELL’APPARENZA (Angelus, 07-11-2021)
La scena descritta dal Vangelo della Liturgia odierna si svolge all’interno del Tempio di Gerusalemme. Gesù guarda, guarda ciò che succede in questo luogo, il più sacro di tutti, e vede come gli scribi amino passeggiare per essere notati, salutati, riveriti, e per avere posti d’onore. E Gesù aggiunge che «divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere» (Mc 12,40). Nello stesso tempo, i suoi occhi scorgono un’altra scena: una povera vedova, proprio una di quelle sfruttate dai potenti, getta nel tesoro del Tempio «tutto quanto aveva per vivere» (v. 44). Così dice il Vangelo, getta nel tesoro tutto quanto aveva per vivere. Il Vangelo ci mette davanti questo stridente contrasto: i ricchi, che danno il superfluo per farsi vedere, e una povera donna che, senza apparire, offre tutto il poco che ha. Due simboli di atteggiamenti umani.
Gesù guarda le due scene. Ed è proprio questo verbo – “guardare” – che riassume il suo insegnamento: da chi vive la fede con doppiezza, come quegli scribi, “dobbiamo guardarci” per non diventare come loro; mentre la vedova dobbiamo “guardarla” per prenderla come modello. Soffermiamoci su questo: guardarsi dagli ipocriti e guardare alla povera vedova. Continua nell’ ALLEGATO
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LO SCHIAFFO DELL’ASEAN AL MYANMAR (Atlante delle guerre – Redazione)
La giunta birmana reagisce con rabbia all’esclusione dal prossimo summit ma decide un’amnistia. L’isolamento regionale pesa sui golpisti di febbraio
L’Asean ha battuto un colpo e ha deciso di non invitare al suo prossimo summit di fine ottobre il generale Min Aung Hlaing, leader del governo golpista del Myanmar. La reazione non si è fatta attendere. Il generale ha detto ieri che gli altri nove Paesi, che col Myanmar fanno parte dell’Associazione regionale del Sudest asiatico (Asean), dovrebbero condividere la responsabilità di non aver contribuito a sedare la violenza che ha travolto la sua nazione da quando l’esercito ha preso il potere nel febbraio scorso. In un discorso trasmesso alla televisione ha accusato l’Associazione di non voler riconoscere il carattere violento dell’opposizione e ha aggiunto che il suo governo sta cercando di ripristinare pace e stabilità.
La sua risposta alla mossa è stato il tentativo maldestro di censurare la decisione senza precedenti dell’Asean che ha deciso di evitare la sua imbarazzante presenza na un consesso on invitarlo al prossimo summit in cui parteciperà anche Joe Biden. Cisarà invece un invito per una personalità birmana “non politica” ed è quindi da escludere che si possa trattare di un rappresentante del governo clandestino di unità nazionale. Ma lo schiaffo alla giunta rimane ed è la prima volta che i fautori della “non ingerenza” prendono una decisione tanto grave. Non espelleranno il Myanmar dall’Asean ma non saranno i golpisti in divisa a rappresentarlo. Continua nell’ ALLEGATO
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UN ANNO DI GUERRA IN ETIOPIA (Lorenzo Noto)
Con l’inizio dell’occupazione della regione del Tigrè da parte delle Forze armate federali etiopi, coadiuvate con le Forze di difesa eritree e la polizia regionale amara, in Etiopia un anno fa esplodeva la guerra civile. Il 28 novembre successivo, l’esercito etiope occupava la capitale tigrina Macallè ponendo fine alle operazioni. A un anno dall’inizio delle ostilità, l’esito iniziale del conflitto è stato capovolto.
Martedì 2 novembre il governo del primo ministro Abiy Ahmed ha dichiarato lo stato d’emergenza nel paese. Dopo dodici mesi di scontri il Tigrè è oggi di fatto una regione indipendente. A partire dalla primavera le forze etiopi hanno progressivamente abbandonato la regione a causa delle difficoltà nel garantire gli approvvigionamenti dell’esercito e dell’impossibilità di sostenere un’occupazione militare sul medio-lungo periodo. La progressiva avanzata del Fronte popolare di liberazione del Tigrè (Tplf) verso sud che ne è seguita, tra le regioni Afar e Amara, ha permesso alle forze tigrine di riversarsi sulle principali arterie che collegano Macallè al resto del paese e conquistare città chiave come Dessiè (principale centro amministrativo della regione amara) e Kombolchà, a meno di 400 km dalla capitale Addis Abeba. Ciò ha indotto l’ambasciata americana a invitare i propri cittadini a lasciare il paese nelle stesse ore in cui il vicino Kenya rafforzava le misure di sicurezza del confine. Continua nell’ ALLEGATO
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IL FRAGILE TRIONFO DI DANIEL ORTEGA (Redazione Treccani)
Quarto mandato consecutivo per Daniel Ortega, presidente uscente del Nicaragua, che ha vinto le elezioni di domenica 7 novembre e ha maturato la prospettiva di restare in carica fino alla fine del 2026, quando avrà ottantuno anni.
In carica dal 2006, Ortega è stato presidente del Nicaragua anche dal 1985 al 1990, pochi anni dopo il trionfo della rivoluzione sandinista e la fine della dittatura di Anastasio Somoza Debayle. Secondo i risultati preliminari, diffusi dal Consiglio supremo elettorale, Daniel Ortega e sua moglie Rosario Murillo, candidati dal Fronte sandinista rispettivamente come presidente e vicepresidente, avrebbero ottenuto addirittura il 74,99% dei voti, con una affluenza del 65,3%. I restanti voti sono stati appannaggio di numerose liste: il Partido liberal constitucionalista (PLC) è al secondo posto con il 14,4%, il Camino cristiano nicaragüense (CCN) ha raggiunto il 3,44%, l’Alianza liberal nicaragüense (ALN) il 3,27%, l’Alianza por la República (APRE) il 2,2% e il Partido liberal independiente (PLI) l’1,70%. Continua nell’ ALLEGATO
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SUOR GLORIA E P. GIGI SI INCONTRANO A ROMA (P. Antonio Porcellato)
Ricordiamo tutti come al termine di ogni testimonianza sulla sua prigionia, p. Gigi ricordasse tutti gli ostaggi ancora nelle mani dei jihadisti africani e l’elenco partiva immancabilmente da suor Gloria Narvaez. Finalmente si sono incontrati…
L’incontro di P. Pier Luigi con Sr Gloria Cecilia Narvaez si è svolto nella casa delle Suore Francescane di Maria Immacolata a Belvedere di Riano. Presente anche Luca Tacchetto.
I tre sono stati rapiti in diverse circostanze tra il 2017 e il 2018. Suor Gloria, colombiana, è stata prelevata dai rapitori nella casa del suo istituto a Karangasso in Mali, mentre p. Gigi Maccalli nella sua missione di Bomoanga in Mali.
Luca Tacchetto invece era in viaggio attraverso il Burkina Faso con la sua amica Edith Blais, canadese, ed è stato rapito mentre si avvicinava alla frontiera con il Benin.
Tutti e tre sono stati poi portati dai jihadisti, loro rapitori, nel nord del Mali, in una regione desertica del Sahara. P. Gigi e Luca hanno condiviso una parte della prigionia, mentre suor Gloria è stata alcuni mesi insieme a Edith. Continua nell’ ALLEGATO
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