IN COMUNIONE CON IL MYANMAR
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“Signore, ti affidiamo il viaggio in Iraq di Papa Francesco dal 5 marzo.
Che il tuo Santo Spirito sia nei suoi gesti e parole, e nei cuori di chi lo incontra e lo ascolta,
perché circolino i doni dell’incoraggiamento, della consolazione,
dell’incontro tra etnie, culture e religioni diverse e l’impegno di compiere passi coraggiosi di riconciliazione
e collaborazione per il bene comune.
Alla Chiesa in Iraq sia donato conforto, luce e forza per non stancarsi di tessere nuovi legami di fratellanza e pace.
Signore, libera l’Iraq e i Paesi del Medio Oriente, dall’odio e dalla violenza”.
PREGHIERA composta in occasione del viaggio di papa Francesco in Iraq
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Carissime, Carissimi,
oggi, 5 marzo, ha avuto inizio un nuovo viaggio di papa Francesco, un viaggio di cui si parla pochissimo, ma che in realtà potrebbe assumere un’importanza unica nella storia di questo pontificato. A partire dalla meta: l’ IRAQ.
È infatti il primo viaggio di un Papa in Iraq e nel Medio Oriente arabo, se si eccettua la Terra Santa, e proprio per questo acquista un grande rilievo per il Paese e la pace. Inoltre la visita si svolgerà in condizioni particolari per le misure anti Covid, anzi sarà il primo viaggio che il Papa affronterà dopo lo scoppio della pandemia.
Tuttavia il vero problema rimane che ci siano le condizioni minime di sicurezza per Francesco. Sono ancora freschi purtroppo il ricordo e la paura suscitati dall’attentato del 21 gennaio scorso, quando due terroristi suicidi si sono fatti saltare nella centrale piazza Tayaran di Baghdad, provocando più di 30 morti, feriti e panico. Era dal 2019 che non accadevano episodi simili. Molto peggio era successo nel 2010, quando il terrorismo aveva colpito la cattedrale siro-cattolica di Nostra Signora della Salvezza a Baghdad, dove erano morte 42 persone. Non a caso Francesco, appena arrivato nella capitale irakena, visiterà questa chiesa per rendere omaggio a quei caduti e quindi a una Chiesa di martiri. Continua nell’ ALLEGATO
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Questa seconda domenica di Quaresima ci invita a contemplare la trasfigurazione di Gesù sul monte, davanti a tre dei suoi discepoli (cfr Mc 9,2-10). Poco prima, Gesù aveva annunciato che, a Gerusalemme, avrebbe sofferto molto, sarebbe stato rifiutato e messo a morte. Possiamo immaginare cosa dev’essere successo allora nel cuore dei suoi amici, di quegli amici intimi, i suoi discepoli: l’immagine di un Messia forte e trionfante viene messa in crisi, i loro sogni vengono infranti, e li assale l’angoscia al pensiero che il Maestro in cui avevano creduto sarebbe stato ucciso come il peggiore dei malfattori. E proprio in quel momento, con quell’angoscia dell’anima, Gesù chiama Pietro, Giacomo e Giovanni e li porta con sé sulla montagna.
Il Vangelo dice: «Li condusse sul monte» (v. 2). Nella Bibbia, sempre il monte ha un significato speciale: è il luogo elevato, dove cielo e terra si toccano, dove Mosè e i profeti hanno fatto l’esperienza straordinaria dell’incontro con Dio. Salire al monte è avvicinarsi un po’ a Dio. Gesù sale verso l’alto insieme ai tre discepoli e si fermano in cima al monte. Qui, Egli si trasfigura davanti a loro. Il suo volto raggiante e le sue vesti splendenti, che anticipano l’immagine da Risorto, offrono a quegli uomini impauriti la luce, la luce della speranza, la luce per attraversare le tenebre: la morte non sarà la fine di tutto, perché si aprirà alla gloria della Risurrezione. Dunque, Gesù annuncia la sua morte, li porta sul monte e fa vedere loro cosa succederà dopo, la Risurrezione. Continua nell’ ALLEGATO
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Riportiamo il testo integrale dell’omelia che l’arcivescovo di Milano Mario Delpini ha pronunciato nella chiesa parrocchiale di Limbiate in occasione dei funerali dell’ambasciatore Luca Attanasio ucciso in Congo.
Alla presenza del Signore
Viene poi il momento in cui ciascuno sta solo, alla presenza del Signore.
Finiscono i clamori, tacciono le parole, la gente radunata si disperde e ciascuno sta, solo, alla presenza del Signore.
Sono dimenticate le imprese, risultano insignificanti gli onori, i titoli, i riconoscimenti e ciascuno sta, solo, alla presenza del Signore.
Perde interesse la cronaca, le parole buone e le parole amare, la retorica e le celebrazioni e ciascuno sta, solo, alla presenza del Signore.
Che cosa mi dirà il Signore? Che cosa dirò al Signore?
La pagina del Vangelo descrive quello che mi potrà dire il Signore, quello che io potrò dire al Signore, quando, come tutti, starò, starò solo alla presenza del Signore. Continua nell’ ALLEGATO
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Si alza il livello di scontro nel Paese asiatico. Le manifestazioni contro il colpo di stato si allargano a macchia d’olio, mentre l’esercito, in difficoltà, usa proiettili letali, gas lacrimogeni e granate assordanti. Significativa la protesta dei Cristiani.
Sembra un paradosso, ma l’aumentata violenza con la quale polizia ed esercito aggrediscono i manifestanti sembra far crescere, di contro, la volontà di resistenza di questi ultimi.
È un bollettino di guerra il bilancio degli scontri dell’ultimo giorno di febbraio: 18 i morti, oltre 30 i feriti e 470 gli arrestati. Eppure le dimostrazioni si stanno estendendo a molte città del Myanmar, al grido “La democrazia è la nostra causa” e “ Lotteremo fino alla fine”. Così giovani e meno giovani sfilano per le strade con il braccio alzato, nel saluto delle tre dita reso celebre dal film Hunger Games e usato a lungo da giovani militanti pro-democrazia in Thailandia e altri Paesi asiatici.
La durata e l’ampiezza delle manifestazioni e dello sciopero sostenuto dal Movimento della disobbedienza civile sta mettendo in crisi il funzionamento del Paese e frustrando la Giunta, premuta anche dalle critiche della comunità internazionale. La scorsa settimana, il gen. Min Aung Hlaing aveva chiesto ai militari di usare forza minima per contenere le proteste. Ma questo non ha impedito all’esercito di usare la mano pesante nella repressione, al punto che già da alcuni giorni si registrano defezioni dalla polizia, che vanno ad aggiungersi ai dimostranti. Quest’oggi è stato diffuso un video in cui un maggiore della polizia di Yangon, Tin Min Tun, ha dichiarato di “non voler servire sotto il presente regime militare”. Sui social egli ricorda di aver servito la polizia dal 1989 e afferma: “Se questo regime militare rimane al potere, non raggiungeremo ciò che volgiamo nei prossimi 20 o 25 anni. Perderemo ancora una volta”. Continua nell’ ALLEGATO
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La Passione di Gesù in dialogo con le paure e le sofferenze delle famiglie
Patrizia Sartori (infermiera in ospedale) e Antonio Geminiani (direttore provinciale), 3 figli, Maria Teresa e Francesco Pederiva (con 3 figli e 1 nipotino), animatori di pastorale familiare della diocesi di Trento, hanno preparato questa Via Crucis che incrocia la sensibilità delle famiglie e lascia già intravedere la Luce del Risorto.
GESÙ NELL’ORTO DEGLI ULIVI, GESÙ ARRESTATO E CONDANNATO
Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo
perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo
Dal Vangelo secondo Marco 14, 32-42
Giunsero a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. E diceva: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne per la terza volta e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino». Continua nell’ ALLEGATO
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REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO
Da lunedì 22 febbraio, giorno dell’assassinio dell’ambasciatore Attanasio e della sua scorta, oltre 30 civili sono stati uccisi dalle bande che scorrazzano impunite nel Congo orientale. In attesa che qualcuno si muova per sbloccare una situazione infernale che sembra sfuggire ad ogni controllo, fratel Ivan ci chiede di aiutare l’anello più debole della catena costituito dalle vedove e dai bambini orfani
Butembo, febbraio 2021
Carissimi Amici della Missione, pace e gioia nel Signore Gesù, nostra speranza e benedizione.
Con questa nostra lettera vorremmo condividere con voi una situazione drammatica incontrata sabato 6 febbraio 2021.
Nel 2019 avevamo iniziato il progetto di costruzione di un memoriale per ricordare le vittime innocenti dei massacri nel territorio di Beni. Era previsto un percorso che passasse attraverso i luoghi più significativi di questi eventi, come una via crucis di 15 stazioni, e che avesse come scopo di educare la gente alla riconciliazione e alla pace. Eravamo appena riusciti a costruire la prima stazione a Rwangoma, uno dei luoghi dove il 13 agosto 2016 è avvenuto il più terribile dei massacri, però abbiamo dovuto sospendere i lavori a causa dell’insicurezza nel territorio anche per non esporre i muratori al pericolo di venir uccisi. Continua nell’ ALLEGATO
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MESSA DI SOLIDARIETÀ CON IL CONGO
Domenica 7 marzo 2021, terza domenica di Quaresima, alle ore 18.30 sarà celebrata in Cattedrale, presieduta dal Vescovo Gianotti, una Messa di solidarietà con il Popolo congolese, per ricordare, insieme al sacrificio dell’ambasciatore Attanasio e della sua scorta Jacovacci e Milambo, le donne, gli uomini e i bambini uccisi a migliaia da un’assurda guerra di bande che scorrazzano nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo.
Vi invitiamo a pregare con la Comunità congolese, presente nella nostra diocesi e per il Congo.
Vi inviamo anche una preghiera di intercessione che può essere letta durante le Messe festive:
PREGHIERE DEI FEDELI in occasione della Messa per il Congo
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