LA SOLIDARIETÀ DEI VESCOVI ALLA GENTE DI BENI (Filippo Ivardi Ganapini)

4a. Solidarietà Vecsovi BeniMentre la società civile ha dichiarato due giorni di lutto per il 23 e 24 gennaio, una delegazione di presuli sta visitando le aree più colpite dalla violenza. Appello di mons. Ekanga: «Tornate ad essere umani»

«Tutta la Chiesa soffre a causa delle uccisioni che continuano di Beni». È il grido di monsignor Francois Xavier Maroy Rusengo, arcivescovo di Bukavu, capoluogo della provincia del Sud Kivu nell’est della Repubblica democratica del Congo. «I nostri cuori sanguinano per Beni», gli fa eco monsignor José Moko Ekanga vice presidente della Conferenza episcopale congolese (Cenco).
Questi richiami sono riecheggiati domenica scorsa nella parrocchia di Santa Teresa d’Avila di Beni, nel Nord Kivu, durante la messa in occasione della visita di una delegazione composta da rappresentanti della Cenco e dell’Associazione delle Conferenze episcopali dell’Africa centrale (Aceac), che, a partire da venerdì scorso, ha deciso di portare solidarietà alle popolazioni della regione, che da anni sono sotto tiro di gruppi armati.
I massacri nella zona si intensificano infatti in prossimità del periodo dei raccolti del cacao. Proprio per questo l’arcivescovo tuona contro i ribelli e i loro crimini: «Sono ladri che vengono a raccogliere là dove non hanno seminato». Ma sono soprattutto le ricchezze del sottosuolo a interessare un numero non definito di gruppi armati che giorno e notte seminano il panico tra la popolazione.
Si tratta di bande armate, ognuna con il proprio acronimo e la propria specificità etnica o religiosa, che occupando diversi lembi di terra controllano minerali come cassiterite, oro, diamanti, coltan nell’impunità quasi totale e si muovono con disinvoltura grazie a una fitta rete di complicità locali. Queste bande commettono crimini efferati costringendo la popolazione alla fuga o al silenzio.          Continua nell’ ALLEGATO

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