Notiziario

NON C’E AMORE PIÙ GRANDE CHE DARE LA VITA (Oswaldo Curuchich)

6a. RosolinoMons. Rosolino Bianchetti, vescovo del Quiché in Guatemala, è originario della Diocesi di Crema. Ordinato sacerdote nel 1974, cinque anni dopo partì missionario prima in Venezuela e poi in Guatemala. Il prossimo 23 aprile saranno beatificati 10 martiri, tre sacerdoti spagnoli Missionari del Sacro Cuore e 7 laici di cui un bambino di appena 12 anni; i Martiri del Quiché furono uccisi “per odio alla fede” durante il conflitto armato interno durato 36 anni. El Quiché è tristemente noto quale “epicentro” del suddetto conflitto. Mons. Bianchetti, e il suo predecessore, il guatemalteco mons. Julio Cabrera, sono anche “amici di Charles de Foucauld”; Cabrera ha accolto le Piccole Sorelle del Vangelo quando era vescovo di Jalapa. Bianchetti ci ha rilasciato l’intervista che qui condividiamo.          Continua nell’ ALLEGATO

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NOTIZIE FLASH DAL MONDO

a cura del Gruppo di Animazione Missionaria di Scannabue

7a. Il miracolo della gentilezzaIL  “MIRACOLO”  DELLA  GENTILEZZA

Sr. Rosangela Ratti ci scrive: “La lettura dell’enciclica Fratelli Tutti ha illuminato alcune mie semplici esperienze di vita missionaria in questa terra tunisina, terra dove non possiamo fare l’annuncio diretto del Vangelo e quindi sono prioritari la testimonianza di vita e l’incontro informale con le persone.

La mia prima esperienza è ambientata sulle strade del mercato di frutta e verdura che frequento quasi ogni giorno un po’ per necessità, un po’ per incontrare la gente. E’ così che ho incontrato un venditore di uova, musulmano, con il quale poco a poco si è costruito un rapporto di cordialità. Dopo un periodo di assenza dal mercato è ritornato molto provato fisicamente e triste. Mi ha raccontato che aveva perso due sorelle in un incidente stradale. Piangeva e ripeteva che era troppo duro da accettare anche se il credo musulmano dice che se Dio ha stabilito così è per un bene.           Continua nell’ ALLEGATO

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Il Centro Missionario informa

Incontro in preparazione alla 49a Settimana sociale

In preparazione alla 49a Settimana Sociale – in programma dal 21 al 24 ottobre prossimi a Taranto –
su IL PIANETA CHE SPERIAMO: AMBIENTE, LAVORO, FUTURO #TUTTOÈCONNESSO,
la Commissione Diocesana per la Pastorale sociale e del lavoro propone,
lunedì 26 aprile prossimo,
un secondo incontro informativo.
Relatore sarà don Bruno BIGNAMI,
(direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e del lavoro della Cei)
sul tema:
“L’Italia che speriamo. Verso la 49a Settimana sociale: ambiente, lavoro, futuro”Continua nell’ ALLEGATO

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Enrico e le Commissioni Missionaria e Migrantes

Carissime. Carissimi,

al termine dell’omelia di Pasqua in Papa ci invita “a superare le barriere, vincere i pregiudizi, avvicinare chi ci sta accanto ogni giorno, per riscoprire la grazia della quotidianità”. Questo significa rivolgere la nostra attenzione anche ad altri vicini, con i quali probabilmente condividiamo momenti di lavoro od occasioni di incontro, per fermarci un momento a riflettere che anche loro vivono, come abbiamo fatto e stiamo facendo anche noi, intensi momenti di preghiera. Mi riferisco alla Comunità Musulmana.
È interessante notare come quella stessa luna che, prima piena dopo l’equinozio di primavera, ci ha portato la Pasqua, ora, terminato il suo ciclo, riparte nuova per avviare il mese di RAMADAN martedì prossimo 13 aprile. Il Ramadan è un tempo fondamentale per i fedeli musulmani. Infatti
secondo i cinque pilastri dell’Islam, durante il Ramadan i musulmani devono rispettare il digiuno (nella loro lingua Sawm) dall’alba al tramonto, per ricordare quando Maometto ha rivelato per la prima volta il Corano. Oltre ad acqua e cibo, i fedeli devono privarsi nell’arco della giornata anche del sesso, del fumo e di tutti i loro vizi.           Continua nell’ ALLEGATO

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GESÙ, IL RISORTO, CI AMA SENZA CONFINI E VISITA OGNI NOSTRA SITUAZIONE DI VITA (Omelia del Papa alla Veglia di Pasqua)

1a. Papa Veglia pasqualeLe donne pensavano di trovare la salma da ungere, invece hanno trovato una tomba vuota. Erano andate a piangere un morto, invece hanno ascoltato un annuncio di vita. Per questo, dice il Vangelo, quelle donne «erano piene di spavento e di stupore» (Mc 16,8), piene di spavento, timorose e piene di stupore. Stupore: in questo caso è un timore misto a gioia, che sorprende il loro cuore nel vedere la grande pietra del sepolcro rotolata via e dentro un giovane con una veste bianca. È la meraviglia di ascoltare quelle parole: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto» (v. 6). E poi quell’invito: «Egli vi precede in Galilea, là lo vedrete» (v. 7). Accogliamo anche noi questo invito, l’invito di Pasqua: andiamo in Galilea dove il Signore Risorto ci precede. Ma cosa significa “andare in Galilea”?

Andare in Galilea significa, anzitutto, ricominciare. Per i discepoli è ritornare nel luogo dove per la prima volta il Signore li ha cercati e li ha chiamati a seguirlo.          Continua nell’ ALLEGATO

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L’ANNUNCIO DI PASQUA AIUTI A VINCERE LA MENTALITÀ DELLA GUERRA (Messaggio Urbi et Orbi, 04.04.21)

2a. Urbi et orbiCari fratelli e sorelle, buona Pasqua! Buona, Santa e serena Pasqua!

Oggi riecheggia in ogni parte del mondo l’annuncio della Chiesa: “Gesù, il crocifisso, è risorto, come aveva detto. Alleluia”.
L’annuncio di Pasqua non mostra un miraggio, non rivela una formula magica, non indica una via di fuga di fronte alla difficile situazione che stiamo attraversando. La pandemia è ancora in pieno corso; la crisi sociale ed economica è molto pesante, specialmente per i più poveri; malgrado questo – ed è scandaloso – non cessano i conflitti armati e si rafforzano gli arsenali militari. E questo è lo scandalo di oggi.
Di fronte, o meglio, in mezzo a questa realtà complessa, l’annuncio di Pasqua racchiude in poche parole un avvenimento che dona la speranza che non delude: “Gesù, il crocifisso, è risorto”. Non ci parla di angeli o di fantasmi, ma di un uomo, un uomo in carne e ossa, con un volto e un nome: Gesù. Il Vangelo attesta che questo Gesù, crocifisso sotto Ponzio Pilato per aver detto di essere il Cristo, il Figlio di Dio, il terzo giorno è risorto, secondo le Scritture e come Egli stesso aveva predetto ai suoi discepoli.          Continua nell’ ALLEGATO

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NON STUPITEVI! VOI CERCATE GESÙ DI NAZARET, IL CROCIFISSO. EGLI È RISORTO. CANTIAMO ALLELUIA

MYANMAR –  Messaggio dell’Arcivescovo di Yangon

3a. Messaggio Arcivescovo BoIn Myanmar la repressione si fa sempre più pesante: 82 morti in un solo giorno nella città di Bago per mano della polizia, mentre i caduti durante le proteste superano quota 700. di seguito la parte conclusiva dell’omelia tenuta dal Cardinale Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon, il giorno di Pasqua. Avremmo lo stesso coraggio?

Qual è il messaggio della Pasqua per il Myanmar di oggi?
Mi prendo il rischio di contestualizzare il messaggio pasquale a tutti: ai giovani, all’esercito,
alla società civile, ai gruppi etnici e a tutti i gruppi religiosi.
La Resurrezione ha due simboli potenti:
– Una tomba vuota aperta.
– Un Gesù torturato e crocifisso risuscitato nella gloria: che sconfigge le tenebre.
Questi due sono i messaggi pasquali per il mio caro popolo del Myanmar.          Continua nell’ ALLEGATO

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