Notiziario

DOBBIAMO CUSTODIRE IL DONO DELL’AMICIZIA DI DIO (Angelus – 26.01.20)

1a. AngelusIl Vangelo di oggi (cfr Mt 4,12-23) ci presenta l’inizio della missione pubblica di Gesù. Questo avvenne in Galilea, una terra di periferia rispetto a Gerusalemme, e guardata con sospetto per la mescolanza con i pagani. Da quella regione non ci si aspettava nulla di buono e di nuovo; invece, proprio lì Gesù, che era cresciuto a Nazaret di Galilea, incomincia la sua predicazione.

Egli proclama il nucleo centrale del suo insegnamento sintetizzato nell’appello: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (v. 17). Questo annuncio è come un potente fascio di luce che attraversa le tenebre e fende la nebbia, ed evoca la profezia di Isaia che si legge nella notte di Natale: «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che camminavano in terra tenebrosa una luce rifulse» (9,1). Con la venuta di Gesù, luce del mondo, Dio Padre ha mostrato all’umanità la sua vicinanza e amicizia. Esse ci sono donate gratuitamente al di là dei nostri meriti. La vicinanza di Dio e l’amicizia di Dio non sono un merito nostro: sono un dono gratuito di Dio. Noi dobbiamo custodire questo dono.       Continua nell’ ALLEGATO

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«VA’, E ANCHE TU FA’ COSÌ» (vescovo Daniele)

2a. Veglia OratoriRiportiamo la riflessione del nostro vescovo Daniele in occasione della Veglia degli Oratori, che si è tenuta 17 gennaio scorso, in concomitanza con il ricordo del sedicesimo mese del rapimento di padre Gigi Maccalli.

   Da una meditazione sulla parabola del buon Samaritano, che ho letto più di quarant’anni fa, riprendo tre caratteristiche dell’azione del Samaritano.
La prima: il Samaritano dà prova di un amore che sfida il rischio, il pericolo. Lo sappiamo cosa avviene anche oggi, purtroppo, quando ci sono degli attentati: scoppia una bomba, arrivano i soccorritori e si danno da fare, e allora si fa scoppiare un’altra bomba…
È terribile: e il Samaritano non aveva nessuna garanzia che gli stessi briganti potessero saltare fuori di nuovo, e riempire di botte anche lui. Forse anche per questo gli altri due, il sacerdote e il levita, hanno pensato che fosse più prudente tirar dritto per la loro strada, non attardarsi troppo.
L’amore può essere pericoloso, può far correre rischi non da poco. Ma questo non è stato un ostacolo, per il Samaritano.     Continua nell’  ALLEGATO

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E SE AVESSERO RAGIONE LORO? (Roberto Beretta)

3a E se avessero ragione loroEcumenismo
In concomitanza con la Settimana per l’unità dei cristiani e (anche) in seguito al dibattito sulla possibilità che la Chiesa cattolica apra ai sacerdoti sposati – alla “maniera protestante”, si potrebbe dire – questa è la riflessione ecumenica che mi frulla in testa.

I fratelli delle Chiese riformate fin dalle origini hanno permesso ai loro pastori il matrimonio e, se oggi anche Roma accedesse alla medesima modalità (sia pure in casi specifici e circostanziati: ma per quanto?), qualcuno potrebbe ritenere appunto che «avevano ragione loro» – anzi, il mondo tradizionalista già lo dice, addebitando all’attuale papato un cedimento all’eresia.
Ma quanti sono, del resto, i punti sui quali le Chiese evangeliche hanno insegnato qualcosa ai cattolici, hanno conservato meglio di noi un contenuto prezioso della comune fede cristiana, in una parola «hanno avuto ragione»? Enumeriamo solo per sommi capi: la posizione attribuita alla parola di Dio, i metodi scientifici applicati agli studi sacri, il ruolo dei laici e delle donne, l’enfasi sulla coscienza personale, un più concreto richiamo all’azione dello Spirito, la relativizzazione di certe devozioni e culti, eccetera.
Non si vuol sostenere qui che tali elementi siano stati del tutto assenti nella prassi cattolica, ma che indubbiamente la loro accentuazione tra i cosiddetti “protestanti” è stata più forte e dunque anche la Chiesa romana ha potuto nel tempo giovarsi della riflessione e delle prassi riformate per correggere e migliorare i propri atteggiamenti in merito.     Continua nell’ ALLEGATO

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MISSIONE BIBBIA (Giorgio Bernardelli)

4a. Missione BibbiaUna domenica con al centro la Bibbia per riconsegnarla simbolicamente a tutto il popolo di Dio.Per la prima volta, infatti, il 26 gennaio le diocesi di tutto il mondo saranno invitate a vivere laDomenica della Parola di Dio, un appuntamento che si ripeterà ogni anno per richiamare lacentralità del rapporto con la Scrittura nella vita della Chiesa.
Sarà un’occasione preziosa per riscoprire la Bibbia come primo strumento di evangelizzazione. Unadimensione che conosce molto bene padre Francesco Sorrentino, missionario del Pime originario dell’arcidiocesi di Otranto, che dal 2007 vive il suo ministero in Brasile e ha avuto modo di toccare con mano quanto l’incontro con la Parola di Dio anche in contesti non facili possa letteralmentecambiare la vita delle persone.
«In Brasile – premette padre Sorrentino – l’esperienza dei Circoli biblici ha ormai una lungatradizione, nata nel solco del Concilio Vaticano II. Sono piccoli gruppi di cristiani che si ritrovanonelle case a leggere insieme la Parola di Dio. Non dimentichiamo che è proprio da questa modalitàdi incontro che in quegli stessi anni sono nate le Comunità di Base. Fulcro dell’esperienza è stato ilCentro di studi biblici fondato nel 1979 dal carmelitano frei Carlos Mesters con al centro proprio
l’idea di una lettura popolare ed ecumenica della Scrittura. Dove popolare significava una letturache coinvolgesse tutto il popolo di Dio e tesa a mettere al centro dell’attenzione soprattutto ilrapporto tra la fede e la vita».     Continua nell’ ALLEGATO
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Lettera (Enrico e le Commissioni Missionaria e Migrantes)

01mafia-beni-confiscati-scoutCarissime, Carissimi, questa volta parliamo di cose di casa nostra. Ne affrontiamo una che non ci fa onore e che molto spesso ci identifica di fronte agli stranieri: la mafia.
Partiamo dalle parole che Nicola GRATTERI, procuratore di Catanzaro, ha pronunciato a margine dell’arresto di 354 persone affiliate a vario titolo alla ‘ndrangheta.
“La cosa impressionante – ha detto tra l’altro – è la disinvoltura e il potere che la cosca Mancuso ha dimostrato di avere entrando in contatto con apparati della Stato che erano totalmente a disposizione: andavano dall’accesso elle banche dati delle forze dell’ordine, fino ad avere rapporti con logge massoniche di Scozia e Inghilterra (…). Le mafie oggi sono più ricche soprattutto perché noi magistrati, forze dell’ordine, storici, giornalisti e politici abbiamo sottovalutato la ‘ndrangheta, continuando a narrarla, nel corso dei decenni, come una mafia di pastori o al massimo di sequestratori di persona o di trafficanti di cocaina. Non abbiamo voluto renderci conto che dal momento che uno ‘ndranghetista può far parte di una loggia massonica deviata avremmo dovuto essere consequenziali a questo mutamento. Essere ‘ndranghetista e massone nello stesso tempo significa avere rapporti con i quadri della Pubblica Amministrazione e così decidere non chi deve vincere l’appalto, ma se l’opera può essere costruita o meno. Significa avere questo potere decisionale!”

Un discorso duro e lucido che commenta sia i fatti di Foggia, una città assediata dalle mafie che sta cercando di recuperare la propria identità e libertà, sia gli attacchi all’AGESCI siciliana, che ha avuto più sedi devastate proprio perché sta gestendo beni sequestrati alla mafia. E proprio dal responsabile siciliano degli scout viene la risposta più coraggiosa, perché più evangelica, con l’appello ai figli dei mafiosi: “Ragazzi, i nostri gruppi sono aperti. Vi aspettiamo a braccia aperte. Nessuno vi giudicherà per il cognome che portate”.
La mafia, si chiami camorra, sacra corona unita o soprattutto ‘ndrangheta, è presente anche tra noi e purtroppo da molto tempo. È giunto il momento in cui anche noi, come cristiani e credenti, facciamo sentire forte la nostra voce contro la mafia.   Anche questo è Missione!

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LASCIARCI NUOVAMENTE SORPRENDERE DALLA SCELTA DI DIO DI STARE DALLA NOSTRA PARTE (Angelus – 19.01.2020)

4Questa seconda domenica del Tempo Ordinario si pone in continuità con l’Epifania e con la festa del Battesimo di Gesù. Il brano evangelico (cfr Gv 1,29-34) ci parla ancora della manifestazione di Gesù. Infatti, dopo essere stato battezzato nel fiume Giordano, Egli fu consacrato dallo Spirito Santo che si posò su di Lui e venne proclamato Figlio di Dio dalla voce del Padre celeste (cfr Mt 3,16-17 e par.). L’Evangelista Giovanni, a differenza degli altri tre, non descrive l’avvenimento, ma ci propone la testimonianza di Giovanni Battista. Egli è stato il primo testimone di Cristo. Dio lo aveva chiamato e lo aveva preparato per questo.

Il Battista non può trattenere l’impellente desiderio di rendere testimonianza a Gesù e dichiara: «Io ho visto e ho testimoniato» (v. 34). Giovanni ha visto qualcosa di sconvolgente, cioè il Figlio amato di Dio solidale con i peccatori; e lo Spirito Santo gli ha fatto comprendere la novità inaudita, un vero ribaltamento. Infatti, mentre in tutte le religioni è l’uomo che offre e sacrifica qualcosa a Dio, nell’evento Gesù è Dio che offre il proprio Figlio per la salvezza dell’umanità. Giovanni manifesta il suo stupore e il suo consenso a questa novità portata da Gesù, mediante un’espressione pregnante che noi ripetiamo ogni volta nella Messa: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!» (v. 29).

La testimonianza di Giovanni Battista ci invita a ripartire sempre di nuovo nel nostro cammino di fede: ripartire da Gesù Cristo, Agnello pieno di misericordia che il Padre ha dato per noi. Lasciarci nuovamente sorprendere dalla scelta di Dio di stare dalla nostra parte, di farsi solidale con noi peccatori, e di salvare il mondo dal male facendosene carico totalmente.
Impariamo da Giovanni Battista a non presumere di conoscere già Gesù, di sapere già tutto di Lui (cfr v. 31). Non è così. Fermiamoci sul Vangelo, magari anche contemplando un’icona di Cristo, un “Volto santo”. Contempliamo con gli occhi e più ancora col cuore; e lasciamoci istruire dallo Spirito Santo, che dentro ci dice: È Lui! È il Figlio di Dio fattosi agnello, immolato per amore. Lui, Lui solo ha portato, Lui solo ha sofferto, ha espiato il peccato di ognuno di noi, il peccato del mondo, e anche i miei peccati. Tutti. Li ha portati tutti su di sé e li ha tolti da noi, perché noi fossimo finalmente liberi, non più schiavi del male. Sì, ancora poveri peccatori siamo, ma non schiavi, no, non schiavi: figli, figli di Dio!
La Vergine Maria ci ottenga la forza di rendere testimonianza al suo Figlio Gesù; di annunciarlo con gioia con una vita liberata dal male e una parola piena di fede meravigliata e riconoscente.       papa FRANCESCO

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IL BUON DISCEPOLO È UMILE, MITE… Battesimo di Gesù – Angelus

1b. Papa-Francesco-1140x757Ancora una volta ho avuto la gioia di battezzare alcuni bambini, nell’odierna festa del Battesimo del Signore. Oggi erano trentadue. Preghiamo per loro e per le loro famiglie.

La liturgia di quest’anno ci propone l’evento del battesimo di Gesù secondo il racconto del Vangelo di Matteo (cfr 3,13-17). L’evangelista descrive il dialogo fra Gesù, che chiede il battesimo, e Giovanni Battista, che vuole rifiutarsi e osserva: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?» (v. 14). Questa decisione di Gesù sorprende il Battista: infatti, il Messia non ha bisogno di essere purificato; è Lui invece che purifica. Ma Dio è il Santo, le sue vie non sono le nostre, e Gesù è la Via di Dio, una via imprevedibile. Ricordiamo che Dio è il Dio delle sorprese.
Giovanni aveva dichiarato che fra lui e Gesù esisteva una distanza abissale, incolmabile. «Non sono degno di portargli i sandali» (Mt 3,11), aveva detto. Ma il Figlio di Dio è venuto proprio per colmare questa distanza fra l’uomo e Dio. Se Gesù è tutto dalla parte di Dio, è anche tutto dalla parte dell’uomo, e riunisce ciò che era diviso. Per questo Egli replica a Giovanni: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia» (v. 15).      Continua nell’ ALLEGATO

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UN MONDO MEDIO DA INVENTARE. LETTERE DI BAMBINI AL SAHEL (Mauro Armanini)

2. Il mondo medio da inventareLa letterina era assieme a quelle dei suoi compagni di classe. Fanno le elementari alla periferia di Chiavari, in Liguria e si preparano alla prima comunione. E’ Cinzia, la loro giovane catechista, che ha parlato loro del Niger, del Sahel e dell’Africa perché sia aprano all’altro mondo.

C’è lo scritto di Andrea col disegno di un grande cuore colorato di rosso che si chiede come aiutare i bambini poveri dell’Africa. Segue la letterina di Lorenzo che si domanda come sono mai le case dei poveri e disegna in alto i grattacieli dell’America e sotto, separate da una frontiera, tre piccole case allineate dell’Africa, america e africa sono da lui scritte in lettere minuscole. Termina la sua lettera domandandosi dove mai troveranno il cibo da mangiare. Quanto a Noemi, dello stesso gruppo di bimbi, chiede come stanno i bambini bisognosi. Ricorda che, nel corso della lezione, avevano ascoltato le beatitudini e che una di queste affermava che i poveri sono beati.       Continua nell’ ALLEGATO

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LA GENTE DI SAN RAFAEL FERMA LA MINIERA CHE FA MORIRE DI SETE (Lucia Capuzzi)

Dal3b. gua 2017 i giudici hanno ordinato la sospensione dei lavori a El Escobal, il secondo giacimento mondiale d’argento. Da 939 giorni, i contadini vigilano, in staffetta, che lo stop sia rispettato.

«Sono qui perché è mio dovere esserci. Quando mi chiedono se ho paura, rispondo che tutti dobbiamo morire. Tanto vale farlo lottando». Mentre parla, Adriana rimescola i fagioli che cuociono nella grossa pentola di rame. Nessuna variazione di menù per Capodanno: legumi e tortillas (spianate di mais). «Ci abbiamo fatto anche la cena di San Silvestro», racconta la donna, visibilmente stanca dopo aver trascorso la notte a Casillas.

Il “presidio” è una specie di gazebo di legno, sotto il cui tetto di lamiera si notano un divano scassato, qualche sedia di plastica e un fornelletto da campo. «Non abbiamo molti mezzi. Siamo volontari. Anzi, come contadini, ci rimettiamo perché per venire qua dobbiamo saltare il lavoro nei campi. E trovare i soldi per la benzina o per il biglietto del bus. Ma lo facciamo con il cuore. Senza acqua non c’è agricoltura. È in gioco il nostro presente e il nostro futuro». A “minacciarli” – sostiene Adriana – è il progetto El Escobal, la seconda miniera d’argento più grande del mondo, di proprietà, prima, di Thoe Sources e, ora, del colosso canadese Pan American Silver. Situata a cavallo dei dipartimenti di Santa Rosa e Jalapa, l’impresa ha lavorato a pieno ritmo tra il 2013 e il 2017.       Continua nell’ ALLEGATO

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SOLSOEIMANI, TRUMP E LA VERA RESILIENZA DI BEIRUT E BAGHDAD (Riccardo Cristiano)

4b. Solemaini -TrumpÈ la vendetta la via d’uscita per il Medio Oriente? Non ripartire da quei cristiani del Medio Oriente in piazza con quei sunniti e quegli sciiti che hanno voltato le spalle ai rispettivi pifferai magici oggi sarebbe da pazzi

Nel bellissimo libro di recente pubblicazione, “Il naufragio delle civiltà“, il grande intellettuale arabo Amin Maalouf, libanese e accademico di Francia, pone una domanda terribile: perché gli arabi si odiano così tanto? Perché non hanno mai considerato la possibilità di riprendersi da una disfatta militare, come quella del ’67, non per via militare, ma per via civile, come ha fatto la Germania dopo la Seconda Guerra Mondiale? Questa domanda si accompagna a una riflessione dolorosissima, formulata attraverso tante tappe: a cosa si è ridotta la civiltà levantina? Seppe accettare in sé ogni Altro soltanto pochi decenni fa, quando Amin Maalouf era un ragazzo, mentre oggi è solo barriere, odi, risentimenti. Perché?

La risposta di Amin Maalouf riguarda gli arabi, ma la sua domanda non riguarda anche noi? Non comincia a essere diffuso un sentimento di odio per noi stessi, cioè per i nostri valori, anche qui? Ed eccoci al caso Soleimani. Chiunque ha una certa familiarità con il Medio Oriente sa di quali crimini efferati si sia macchiato, anche nel sostegno a disegni che hanno fatto emergere nel campo a lui avverso, quello dei sunniti, il morbo dell’Isis. Di questo ha scritto ancora in queste ore Thomas Friedman.        Continua nell’ ALLEGATO

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