Notiziario

BEATIFICATI I DIECI MARTIRI DEL GUATEMALA (La Redazione)

Venerdì scorso, a Santa Cruz del Quiché, in Guatemala, sono stati beatificati José María Gran Cirera e nove compagni martiri. Si tratta di tre sacerdoti e sette laici della Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù, uccisi tra il 1980 e il 1991, tempo di persecuzione contro la Chiesa Cattolica impegnata nella difesa dei poveri. Animati dalla fede in Cristo, sono stati eroici testimoni di giustizia e di amore.

Il loro esempio ci renda più generosi
e coraggiosi nel vivere il Vangelo.
E un applauso ai nuovi Beati!

Con queste parole papa Francesco ha ricordato, al termine dell’Angelus di ieri, la Beatificazione dei dieci martiri del Quiché. La celebrazione, benché prevista inizialmente nella cattedrale della Santa Croce, per motivi sanitari si è svolta il 23 aprile 2021 sempre
a Santa Cruz del Quiché, ma all’aperto, presieduta dal cardinal Álvaro Leonel RAMAZZINI IMERI, vescovo della diocesi di Huehuetenango, come delegato del Santo Padre.
Anche noi ricordiamo questo importante avvenimento con un breve servizio fotografico.          Continua nell’ ALLEGATO

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IN MEMORIA DI TERESIO OLIVELLI, IL RIBELLE PER AMORE (Anselmo Palini)

3a. olivelliNell’anniversario della liberazione d’Italia ricordiamo il beato Olivelli, prima fascista e poi partigiano, a testimonianza del fatto che “non vi sono liberatori” ma “solo uomini che si liberano”.

 Quanti, sin da piccoli, sono cresciuti in un sistema totalitario, hanno subìto un costante e pesante condizionamento ideologico: nella scuola, nel tempo libero, sul lavoro. La stampa, la cultura, la radio, l’arte, lo sport, il cinema sono stati gli strumenti utilizzati dai vari regimi per diffondere il proprio verbo. Accanto a ciò non va dimenticata l’opera di repressione che nei sistemi totalitari ha colpito tutti coloro che, in qualche modo, osavano mettere in discussione i pilastri ideologici del totalitarismo al potere. La fabbrica del consenso, funzionando a pieno ritmo e mettendo a tacere ogni voce critica, ha creato ampie masse di ubbidienti esecutori degli ordini e significativi gruppi di fanatici servitori dell’ideologia dominante.
Questo è accaduto anche in Italia nel ventennio fascista. Intere generazioni sono cresciute in un ambiente intriso di fascismo e sono state educate secondo i dettami di tale ideologia. Molti non sono stati in grado di elaborare un’idea diversa e negli anni della loro formazione non hanno mai potuto ascoltare autorevoli voci critiche, per cui hanno abbracciato quanto veniva loro proposto come “verità indiscussa”.          Continua nell’ ALLEGATO

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NADIA, UNA VITA DEDICATA AL SERVIZIO DEGLI ALTRI

4a. Nadia De MunariEra in Perù dal 1995, faceva parte, come missionaria laica, del movimento Operazione Mato grosso. Lavorava in una baraccopoli a due ore da Lima. Era stata trovata ferita gravemente in casa forse da colpi di machete il 20 aprile. Oggi la notizia della sua morte.

 Aveva 50 anni Nadia De Munari, dal 1995 era impegnata in Perù con il movimento Operazione Mato Grosso, che opera a favore dei più poveri in America Latina. Era una missionaria laica, originaria di Giavenale, quartiere di Schio (Vicenza). Nella notte del 20 aprile aveva subito una feroce aggressione, le colleghe non vedendola arrivare a colazione si sono preoccupate e l’hanno trovata gravemente ferita, colpi di machete probabilmente, forse aggredita mentre dormiva. Era ferita ma viva. La corsa all’ospedale prima locale e poi di Lima e gli interventi, pure se tecnicamente riusciti, non sono bastati a salvarla. Nadia non ce l’ ha fatta: il suo cuore si è fermato. Nadia, era maestra, si era formata dalle Canossiane a Schio, la sua città – dove tornava quando veniva in Italia – gestiva scuole primarie e d’infanzia presso la casa Mamma mia, nella baraccopoli a Nuevo Chimbote, sulla costa centro-settentrionale del Perù, dove aiutava alcune ragazze che si dovevano formare come insegnanti di scuola primaria.          Continua nell’ ALLEGATO

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UN’INTIMIDAZIONE E UN AVVERTIMENTO (Filippo Ivardi Ganapini)

L’agguato al vescovo Carlassare in Sud Sudan

5a. p. CarlassareNuovi dettagli mettono in chiaro la dinamica dell’attentato a Monsignor Christian Carlassare e il suo stato di salute. Mentre trapelano le prime indiscrezioni sul movente.

Mentre trascorrono le ore si chiarifica la dinamica dell’agguato a padre Christian Carlassare, vescovo di Rumbek. Raggiunta al telefono da Nigrizia, Rebecca Tosi, volontaria del Cuamm – addetta al rifornimento dell’ospedale di Rumbek e originaria di Verona – che dormiva nel compound a pochi metri alla stanza del vescovo, racconta: «Questa mattina, trenta minuti dopo mezzanotte, abbiamo sentito degli spari, siamo volati giù dal letto e abbiamo capito che erano indirizzati a padre Christian».
Nel frattempo, mentre la autorità locali tacciono, è appena uscita una nota della Conferenza episcopale dei vescovi del Sud Sudan che racconta nei dettagli l’accaduto e invita la popolazione a pregare per la rapida guarigione del nuovo vescovo. Tra le righe, emerge un particolare: “Un sacerdote che ha la stanza accanto a Mons. Christian è uscito e ha chiesto agli uomini armati cosa volessero, ma ha ricevuto colpi di avvertimento per farsi da parte. I due hanno chiesto a padre Christian di uscire e, di fronte al suo rifiuto, gli hanno sparato a entrambe le gambe e sono fuggiti”.          Continua nell’ ALLEGATO

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NOTIZIE FLASH DAL MONDO

a cura del Gruppo di Animazione Missionaria di SCANNABUE

 “NESSUNO  DI  NOI  BERREBBE  QUEST’ACQUA”

“L’acqua in alcune parti del mondo continua ad essere ancora il bene più prezioso”.
È con queste parole che Davide Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo, commenta l’iniziativa “Water of Africa”, partita il 22 marzo in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua con il patrocinio di Regione Lombardia.
Con questa campagna, “Azione contro la Fame”, Organizzazione internazionale nella lotta alla fame e alla malnutrizione nel mondo, intende riaccendere i fari dell’opinione pubblica sull’acqua contaminata e non trattata bevuta, nell’Africa Subsahariana, da 319 milioni di persone.
Un fenomeno preoccupante: le famiglie non hanno accesso all’acqua nelle proprie  case e non dispongono di un pozzo vicino al luogo in cui vivono.          Continua nell’ ALLEGATO

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Il Centro Missionario informa…

 LE TESTIMONIANZE DEI MISSIONARI SUL NOSTRO CANALE YOUTUBE

CONSIGLIAMO L’ASCOLTO

BEATIFICAZIONE DEI 10 MARTITI DEL GUATEMALA – 23 aprile 2021 Santa Cruz del Quiché.
Al seguente link è possibile rivedere la Solenne Celebrazione della Beatificazione dei 10 Martiri.

https://www.youtube.com/watch?v=z3226rAmPII

Iscriviti al canale di youtube del “Centro Missionario Diocesi di Crema”, per essere avvisato ad ogni pubblicazione di un nuovo video. Link: https://www.youtube.com/channel/UCV1dJoWbFRA2sSAwpJTBpxg

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Enrico con le Commissioni Missionaria e Migrantes

Carissime, Carissimi,

                                      come ormai saprete, il 23 aprile prossimo con una solenne Cerimonia, che anche noi vivremo in contemporanea nella Celebrazione presieduta dal nostro vescovo Daniele nella Basilica di Santa Maria della Croce, verranno beatificati DIECI MARTIRI nella cattedrale di Santa Cruz del Quiché, vera e propria primizia delle migliaia che, in quella spaventosa repressione che investì quella Terra del Guatemala tra il 1970 e il 1990, hanno dato la loro vita.

Per questo lascio spazio ai Vescovi del Guatemala che, nel loro Messaggio per la Beatificazione dei 10  Martiri, con parole semplici e sincere, tratteggiano la personalità e la fede di questi uomini tanto umili quanto profondamente innamorati del Vangelo.

“La loro convinzione che il cristiano non può disinteressarsi della realtà in cui vive, né tanto meno chiudersi in un individualismo egoista incapace di vedere i grandi bisogni che vive la gente in quel preciso momento storico, li aiutava a considerare la vita come un tempo di grazia che li spingeva a vivere in una tensione continua verso l’eternità, senza però dimenticarsi di stare con i piedi per terra.         Continua nell’ ALLEGATO

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NON VIVIAMO UNA FEDE A METÀ, RICEVENDO SENZA DARE

Riportiamo l’omelia di papa Francesco tenuta nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia l’11 aprile scorso, II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia.

1a. Regina coeliGesù risorto appare ai discepoli più volte. Con pazienza consola i loro cuori sfiduciati. Dopo la sua risurrezione, opera così la “risurrezione dei discepoli”. Ed essi, risollevati da Gesù, cambiano vita. Prima, tante parole e tanti esempi del Signore non erano riusciti a trasformarli. Ora, a Pasqua, succede qualcosa di nuovo. E avviene nel segno della misericordia. Gesù li rialza con la misericordia – li rialza con la misericordia – e loro, misericordiati, diventano misericordiosi. È molto difficile essere misericordioso se uno non si accorge di essere misericordiato.
1. Anzitutto vengono misericordiati, attraverso tre doni: dapprima Gesù offre loro la pace, poi lo Spirito, infine le piaghe. In primo luogo dà loro la pace. Quei discepoli erano angosciati. Si erano chiusi in casa per timore, per paura di essere arrestati e di fare la stessa fine del Maestro. Ma non erano chiusi solo in casa, erano chiusi anche nei loro rimorsi. Avevano abbandonato e rinnegato Gesù. Si sentivano incapaci, buoni a nulla, sbagliati. Gesù arriva e ripete due volte: «Pace a voi!». Non porta una pace che toglie i problemi di fuori, ma una pace che infonde fiducia dentro. Non una pace esteriore, ma la pace del cuore. Dice: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi» (Gv 20,21). È come se dicesse: “Vi mando perché credo in voi”.        Continua nell’ ALLEGATO

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NON ABBIAMO TACIUTO!

A cura di don Roberto Sangiovanni e del Centro Missionario Diocesano

Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli  (Mt 5,10)

Venerdì 23 aprile saranno solennemente proclamati Beati tre sacerdoti della congregazione  dei Missionari del Sacro Cuore e sette laici che operavano nelle parrocchie della Diocesi del Quiché in Guatemala. Ci uniamo a mons. Rosolino Bianchetti, vescovo di quella diocesi, e a tutti i cristiani del Quiché per esprimere la nostra gioia e la nostra partecipazione a un evento tanto importante che ci coinvolge profondamente, ricordando i nostri missionari che hanno lavorato in Guatemala.         Continua nell’ ALLEGATO

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