PADRE ALBERTO SAMBUSITI- P.I.M.E.

STORIA
– Originario della parrocchia di S. Maria della Croce (1947).
– 1991-1997 in Italia per animazione missionaria a Treviso.
– 1997-2003 in Camerun: Zouzoui e Salak.
– 2003-2006 in Italia per servizi c/o il PIME a Roma.
– 2006 missionario in Costa d’Avorio.
– 2013 viene destinato in ALGERIA, diocesi di Lagout. Ghardaia, oasi di Hassimessaoud, dove si estrae il petrolio e risiedono 3000 dipendenti e alcune centinaia di europei.

La comunità di Padre Alberto in Costa d'Avorio
La comunità di Padre Alberto in Costa d’Avorio

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FATE IMPRESA PER L’UOMO NON PER I MERCATI

“La bussola della vostra attività produttiva sia sempre il bene comune, cioè la creazione di lavoro e benessere secondo criteri di giustizia che rispettino la dignità umana, evitando i facili compromessi”. È la sostanza del discorso che Papa Francesco ha rivolto ai parteci- panti al Giubileo degli industriali in Aula Paolo VI, dove, per la prima volta in 106 anni di vita, la Confindustria italiana ha incontrato un Pontefice.

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Saluto tutti voi, rappresentanti del mondo dell’impresa, che siete venuti così numerosi. Ringrazio il Presidente Signor Squinzi, come pure il Signor Ghizzoni e la Signora Marcegaglia, per le parole che mi hanno rivolto. Con questo incontro, che costituisce una novità nella storia della vostra Associazione, vi siete proposti di confermare un impegno: quello di contribuire con il vostro lavoro a una società più giusta e vicina ai bisogni dell’uomo.

Volete riflettere insieme sull’etica del fare impresa; insieme avete deciso di rafforzare l’attenzione ai valori, che sono la “spina dorsale” dei progetti di formazione, di valorizzazione del territorio e di promozione delle relazioni sociali, e che permettono una concreta alternativa al modello consumistico del profitto a tutti i costi.

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LA PAROLA DEL PAPA DURANTE L’ANGELUS del 28 febbraio 2016

Ogni giorno, purtroppo, le cronache riportano notizie brutte: omicidi, incidenti, catastrofi…. Nel brano evangelico di oggi, Gesù accenna a due fatti tragici che a quel tempo avevano suscitato molto scalpore: una repressione cruenta compiuta dai soldati romani all’interno del tempio; e il crollo della torre di Siloe, a Gerusalemme, che aveva causato diciotto vittime (cfr Lc 13,1-5).

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Cari Fratelli e Sorelle,

Gesù conosce la mentalità superstiziosa dei suoi ascoltatori e sa che essi interpretano quel tipo di avvenimenti in modo sbagliato. Infatti pensano che, se quegli uomini sono morti così crudelmente, è segno che Dio li ha castigati per qualche colpa grave che avevano commesso; come dire: “se lo meritavano”. E invece il fatto di essere stati risparmiati dalla disgrazia equivaleva a sentirsi “a posto”. Loro “se lo meritavano”; io sono “a posto”.

Gesù rifiuta nettamente questa visione, perché Dio non permette le tragedie per punire le colpe, e afferma che quelle povere vittime non erano affatto peggiori degli altri. Piuttosto, Egli invita a ricavare da questi fatti dolorosi un ammonimento che riguarda tutti, perché tutti siamo peccatori; dice infatti a coloro che lo avevano interpellato: «Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» (v. 3).

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CALAIS: IN CAMPO LA CHIESA FRANCESE

Non possiamo, né dobbiamo dimenticare che gli esseri umani non possono essere spostati come pezzi di un gioco strategico”. Il vescovo di Arras, mons. Jean-Paul Jaeger, parla dello sgombero della ‘giungla’ di Calais, la baraccopoli in cui alloggiano migliaia di migranti provenienti soprattutto da Siria, Afghanistan e Sudan ricordando che bisogna sempre rispettare la dignità umana. In questo tempo di Quaresima, sottolinea monsignor Jaeger, “mancherebbe una dimensione alla nostra preghiera se non vi includessimo i nostri fratelli e sorelle rifugiatisi vicino a noi”. “Sappiamo, purtroppo, che il dramma di Calais non è che il riflesso di una tragedia che colpisce altrettanti uomini e donne in tutto il mondo”. a

Di qui, la sottolineatura forte della “incapacità dimostrata dalle forze internazionali, europee e nazionali, nel risolvere efficacemente le situazioni che costringono le persone a sradicarsi dal proprio Paese per cercare la sicurezza e la sopravvivenza altrove”. Il vescovo di Arras mette, inoltre, in risalto “la capacità di accoglienza” dei profughi stessi, che lottano per conservare la “loro umanità” anche “in condizioni di vita incredibilmente precarie”. Di qui, l’appello del presule a tutelare, in particolare, i bambini e le donne bisognose, perché “l’avvenire passa certamente attraverso il rispetto dell’umanità”. Infine, Jaeger rende omaggio ai cittadini di Calais ed alla loro generosità, capace di andare incontro “alle sofferenze del mondo e di superare gli ostacoli” per salvaguardare “la dignità” del prossimo.

Migrantes on line – 04.03.2016

Approvato lo “IUS SOLI SPORTIVO”

È stato approvato dal Senato, lo scorso 14 gennaio 2016, lo “Ius Soli Sportivo“. Con il DDL 1871 infatti si introducono “ Disposizioni per favorire l’integrazione sociale dei minori stranieri residenti in Italia mediante l’ammissione nelle società sportive appartenenti alle federazioni nazionali, alle discipline associate o agli enti di promozione sportiva” . La legge permetterà il tesseramento di minori stranieri residenti in Italia (dal compimento del decimo anno di età) nelle società sportive appartenenti alle federazioni nazionali, alle discipline associate o agli enti di promozione sportiva. Il tesseramento resta valido anche dopo il 18° anno di età, fino al completamento delle procedure per l’acquisizione della cittadinanza italiana, da parte di chi abbia presentato tale richiesta.

Centro Culturale MONDINSIEME – Cremona – 24.02.2016

LA PAROLA DEL PAPA DURANTE L’ANGELUS del 21 febbraio 2016

La seconda domenica di Quaresima ci presenta il Vangelo della Trasfigurazione di Gesù.

Cari Fratelli e Sorelle,

Il viaggio apostolico che ho compiuto nei giorni scorsi in Messico è stata un’esperienza di trasfigurazione. Come mai? Perché il Signore ci ha mostrato la luce della sua gloria attraverso il corpo della sua Chiesa, del suo Popolo santo che vive in quella terra. Un corpo tante volte ferito, un Popolo tante volte oppresso, disprezzato, violato nella sua dignità. In effetti, i diversi incontri vissuti in Messico sono stati pieni di luce: la luce della fede che trasfigura i volti e rischiara il cammino.

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CONTRO LA PENA DI MORTE

Dopo l’Angelus il papa ha rivolto un accorato quanto esplicito e pressante invito contro la pena di morte, chiedendone addirittura la sospensione in questo anno della Misericordia. Di seguito l’appello per esteso.

Domani avrà luogo a Roma un convegno internazionale dal titolo “Per un mondo senza la pena di morte”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Auspico che il simposio possa dare rinnovato impulso all’impegno per l’abolizione della pena capitale. Un segno di speranza è costituito dallo sviluppo, nell’opinione pubblica, di una sempre più diffusa contrarietà alla pena di morte anche solo come strumento di legittima difesa sociale. In effetti, le società moderne hanno la possibilità di reprimere efficacemente il crimine senza togliere definitivamente a colui che l’ha commesso la possibilità di redimersi.

 

 

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