COX’S BAZAR: NEI CAMPI DEI ROHINGYA, I PIÙ PERSEGUITATI DELLA TERRA (Sumon Corraya)

Rohingya Flee Into Bangladesh As Crisis DeepensNegli accampamenti manca acqua potabile, gas e legna per cucinare. I profughi si arrangiano come possono, e spesso rimangono coinvolti in attività illegali. I crimini proliferano dopo le 4 del pomeriggio, quando i campi vengono chiusi ai visitatori esterni. Il reportage dell’inviato.

Nel distretto bengalese di Cox’s Bazar, una stretta lingua di terra al confine con il Myanmar, l’esistenza dei rifugiati Rohingya continua ad essere penosa: manca acqua potabile pulita, cibo e medicinali. I profughi hanno trovato rifugio sulle colline del distretto, ma temono le alluvioni e le valanghe tipiche della stagione dei monsoni. . L’inviato di AsiaNews ha visitato gli accampamenti e raccolto testimonianze della difficile vita di tutti i giorni. Intanto il Myanmar si è detto di nuovo pronto a rimpatriare i profughi musulmani Rohingya “dopo le verifiche”. Lo ha ribadito ieri Aung San Suu Kyi durante un incontro di un’ora con una delegazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.    Continua nell’ ALLEGATO

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MORTE DI P. SALVATORE FORNER (Redazione)

7. FornerCome annunciato la scorsa settimana, il giorno 26 maggio 2018 ci ha lasciato Padre SALVATORE FORNER Missionario della Consolata. Era nato ad Offanengo quasi 82 anni fa. Ha voluto essere sepolto in Mozambico, in mezzo a quella gente alla quale ha voluto dedicare tutta la sua vita

Imploriamo per lui dalla misericordia di Dio
la luce della Risurrezione.

A – LA FEDELTÀ INNANZI TUTTO

Padre Salvatore Forner non ha lasciato strutture né progetti. Ci ha lasciato invece un bellissimo esempio di vita consacrata, spesa al servizio del suo Istituto, la Consolata, della sua Chiesa, quella del Mozambico, della sua gente, i Mozambicani, e della Missione, sempre e ovunque. Senza dimenticare il suo paese d’origine al quale rimase sempre affezionato: Offanengo.   Continua nell’ ALLEGATO

B – IL GRUPPO DI OFFANENGO RICORDA PADRE SALVATORE

Cerco di riassumere in poche parole, anche a nome del Gruppo missionario di Offanengo, la figura ed il messaggio di padre Salvatore, Missionario della Consolata.
Per questo mi avvalgo di alcuni pensieri che padre Salvatore ci ha trasmesso nei suoi scritti, che purtroppo non sono stati tantissimi.     Continua nell’ ALLEGATO

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suor Rosali PALOSCHI – Brasile

5.3. Rosali 2Carissimi Amici di Crema,
prima di tutto desidero abbracciare tutte le mamme, visto che ieri in Brasile abbiamo celebrato il Giorno delle Mamme.
Non so se in Italia è lo stesso giorno…in ogni caso dono tutti i giorni il “Giorno delle Mamme” perché senza di esse il mondo non avrebbe senso… non sapremmo che cos’è cura, affetto, bellezza.
Voglio anche augurarvi una fruttuosa settimana di unità in occasione della festa di Pentecoste, chiedendo che: “La Divina Sapienza ci dia un cuore aperto per amare tutte le creature e vedere in esse l’espressione della bellezza del cuore di Dio!
Che nei nostri cammini missionari fiorisca sempre più l’impegno con la vita!
Che possiamo respirare il soffio vitale di Dio, che dinamizza il camminare”.
Voglio infine esprimere la mia sintonia e la mia comunione con la vostra vita e missione.
Grazie di cuore per il bollettino e vi auguro il meritato successo per la cena brasiliana.
Un bacio e un grande abbraccio a tutti voi della Commissione e dei Gruppi missionari.
Con affetto
Rosali Paloschi

L’AMORE SI REALIZZA NELLA VITA DI OGNI GIORNO, NEGLI ATTEGGIAMENTI, NELLE AZIONI (Papa Francesco, Regina Coeli 6/05/18

1. Papa Regina CoeliIn questo tempo pasquale la Parola di Dio continua a indicarci stili di vita coerenti per essere la comunità del Risorto. Tra questi, il Vangelo di oggi presenta la consegna di Gesù: «Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9): rimanere nell’amore di Gesù.

Abitare nella corrente dell’amore di Dio, prendervi stabile dimora, è la condizione per far sì che il nostro amore non perda per strada il suo ardore e la sua audacia. Anche noi, come Gesù e in Lui, dobbiamo accogliere con gratitudine l’amore che viene dal Padre e rimanere in questo amore, cercando di non separarcene con l’egoismo e con il peccato. È un programma impegnativo ma non impossibile.   Continua nell’ ALLEGATO

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CREDERE NELLA VITTORIA DELLA VITA (Marcelo Barros)

2. MarceloBarrosDa questa domenica, in Occidente, per 50 giorni, le più antiche Chiese cristiane celebrano la festa della Pasqua. È la proclamazione che Gesù è risorto. Non solo è sopravvissuto alla morte che ha sofferto sulla croce. Ha ricevuto dal Padre una nuova vita che si manifesta nelle comunità che credono in lui come energia divina dell’amore e forza trasformatrice del mondo.

I testi biblici proclamati alla festa di Pasqua sono bellissimi. Le canzoni di Pasqua esprimono la sicurezza che se Gesù è risorto, il mondo è salvato. Le preghiere chiedono a Dio la grazia che questa realtà della risurrezione ancora invisibile impregni l’umanità e il mondo. Dà vita ad una nuova vita, basata sulla solidarietà e amorevole giustizia dello Spirito. La sfida di ogni celebrazione pasquale è che questa fede deve in qualche modo essere concretizzata in segni concreti di rinnovamento della vita, sia delle persone che credono, sia nell’azione creativa di tutti gli uomini e donne, assetati di pace e giustizia, che si dedicano a trasformare la realtà del mondo.
In effetti, viviamo in un mondo in cui la concentrazione del reddito e la disuguaglianza sono diventate più gravi che in qualsiasi altro momento della storia umana. Quando l’umanità avrebbe potuto raggiungere un grado maggiore di civiltà, abbiamo, in ogni continente, chiari segni di razzismo e discriminazione sociale.   Continua nell’ ALLEGATO

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E IL MONDO DOV’È? LA CITTÀ SANTA E I GIOCHI DI POTENZA (Fulvio Scaglione)

3. Laila morta asfissiataPur scritto prima dei tragici fatti che hanno accompagnato l’inaugurazione della nuova ambasciata statunitense a Gerusalemme, l’articolo di Scaglione mantiene intatto il suo valore di analisi globale.

E così, lunedì Israele, la Palestina, il Medio Oriente e il mondo vivranno una svolta epocale. Questo è, infatti, il trasferimento ufficiale da Tel Aviv a Gerusalemme dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America che sarà ospitata nell’edificio del Consolato americano fino a quando non sarà pronta una sede nuova di zecca. Ci sono molte ragioni per la decisione annunciata da Donald Trump il 6 dicembre scorso. Il desiderio di compiacere una parte importante del suo elettorato e ancor più il profondo rimescolìo di carte in corso in Medio Oriente.
La superpotenza, abituata a dominare la regione, ha vissuto brucianti sconfitte (l’Iraq è diventato sciita, l’Iran non è crollato sotto le sanzioni e al contrario ha esteso la propria influenza, la Siria di Assad ha resistito, la Turchia è un partner meno ossequiente di prima) e si è trovata a dover gestire la concorrenza inattesa della Russia di Vladimir Putin. Da qui la necessità di rinsaldare in tutta fretta le alleanze strategiche, anche senza andare troppo per il sottile: armi e onori all’Arabia Saudita che pure è sponsor di molti jihadismi, concessioni a Israele e il progetto per nulla segreto di arrivare a una collaborazione tra questi due Paesi che furono a lungo nemici.   Continua nell’ ALLEGATO

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IL CENTRO MISSIONARIO INFORMA…

A.  Incontro di Animazione Missionaria
Come programmato e ricordato si è svolto domenica 6 maggio l’Incontro di Animazione Missionaria. Laura GUSELLA, monaca della Comunità Marana-thà, da anni nostra fedele collaboratrice, ha trattato con competenza e, nello stesso tempo, con estrema accuratezza un tema piuttosto delicato: LA MESSE È MOLTA… lo sguardo femminile su Dio e di Dio. L’incontro è stato arricchito dalla presenza del Vescovo Daniele che ha voluto ospitarci nella sua Casa. Il palazzo vescovile si è così aperto per la prima volta e la “mitica” Sala Rossa ci ha accolto con grande ospitalità. Ospitalità ricambiata con piacere da parte di tanti di noi presenti numerosi.
Quanto prima pubblicheremo la riflessione di Laura, dopo averla sottoposta al controllo dell’autrice.

B.  Vanno e vengono…
I missionari sono come le rondini e quando arrivano ci portano la Primavera. In tutti i sensi! Attenzione che già cominciano ad avvicendarsi:
– sono tra noi:

  • Madre Pasqualina GENNARI, missionaria canossiana, impegnata in INDIA
  • Padre Francesco VALDAMERI, missionario monfortano, impegnato in ZAMBIA
  • Madre Angela SAMBUSIDA, missionaria canossiana, impegnata in AUSTRALIA

– sono in arrivo:

  • Padre Gigi MACCALLI, missionario SMA, impegnato in NIGER
  • Padre Walter MACCALLI, missionario SMA, impegnato in un anno sabbatico.

C.  Dopo 53 anni uno storico incontro

5.4a. Dopo 53 anni...È avvenuto domenica scorsa durante l’Incontro, l’ultimo prima della pausa estiva, di Animazione Missionaria, che ha riunito molti Gruppi Missionari.

Protagoniste due suore Canossiane: madre Pasqualina Gennari, quasi 82 anni, oroginaria di Montodine, e Madre Angela Sambusida, originaria di S. Bernardino, di 8 anni più giovane.

Entrambe desiderose di diventare missionarie, frequentarono i corsi preparatori nella Casa di Vimercate, anche se in epoche diverse. Tuttavia ebbero modo di incontrarsi e di conoscersi quando Madre Pasqualina fece da “angelo”, oggi diremmo “tutor”, a Madre Angela, in occasione del suo ingresso nella Casa che l’avrebbe preparata alla missione. Si può dire che Madre Pasqualina, che poco dopo sarebbe partita per l’India, dove ha lavorato per 53 anni, sia stata Madrina di missione per Madre Angela, che sarebbe poi anche lei partita per l’Asia prima (Timor Est) e per l’Oceania dopo (Australia). Testimoni dello storico incontro, oltre ai presenti, anche i ritratti severi, ma benevoli, di tutti i vescovi della nostra diocesi, che popolano la bella Sala Rossa del Vescovato, quasi a significare la “diocesanità” dell’evento.

Nei prossimi numeri seguiranno le interviste alle nostre due Madri canossiane ormai immortalate nella Storia.

D.  Cena per Fratel Elio CROCE, comboniano impegnato a Gulu (UGANDA)
5.5. Fratel Elio CroceSi è svolta martedì 8 maggio la pizzata benefica in favore di fratel Elio CROCE, il missionario comboniano che da più di quarant’anni lavora a Gulu, nel nord dell’Uganda. Oltre ad essere il capo  tecnico del St. Mary’s Lacor Hospital, la struttura fondata agli inizi degli anni ’60 dai coniugi Corti, da 26 anni gestisce Il St.Jude Children’s Home, una casa d’accoglienza per bambini orfani e disabili a Gulu.
Il St.Jude Children’s Home nacque ad Anaka, nel distretto di Gulu, nel 1981 e rappresentò l’avverarsi di un grande desiderio di Bernardetta Akwero, una maestra d’asilo. I bambini inizialmente accolti erano le vittime di mali comuni a moltissimi bambini dell’Africa, quelli cioè dell’estrema povertà e della mancanza di un futuro sereno.
Cinque anni dopo, nel 1986, con il dilagare della guerra civile, al St. Jude erano presenti 120 ospiti, per poi diventare 160 tre anni dopo.
Bernardetta era una donna tenace, con una fede incrollabile nell’amore di Dio verso di tutti. Per questo raccolse moltissimi bambini orfani, pur appartenendo all’etnia nemica.
Purtroppo un attacco cardiaco la stroncò nel 1992 e fu quasi naturale che la guida del St. Jude passasse a Fratel Elio Croce. Da quel giorno, “Brother”, così tutti lo chiamano al St.Jude, ha diviso la sua attività tra il St. Jude Children’s Home e il St. Mary’s Hospital di Lacor.
Oggi vivono circa 150 bambini, di cui 40 con disabilità di diverso tipo.
Il St.Jude tuttavia non è solo una casa per 150 bambini ma è anche:
– scuola materna e primaria per circa 350 studenti;
– offre assistenza medica a 400 bambini disabili nei villaggi vicini;
– sostiene le spese scolastiche per coloro che non possono permetterselo.
Dal 2012 è anche tenuta agricola per provvedere al proprio auto-sostentamento e creare nuovi posti di lavoro.
Al termine della serata, che ha potuto contare sulla presenza di circa 80 persone, sono stati consegnati a fratel Elio 1.300 euro.
Ringraziamo per il buon esito l’Associazione Padre Sandro Pizzi, che ha organizzato la serata, Massimo Dominoni, che ha messo a disposizione il locale e tutti coloro che generosamente hanno partecipato.

E.  Sostegno a Casa do Sol (BRASILE)
5.6. Nominho in azione con i giovaniVi ricordate di Nominho, educatore e percussionista brasiliano, che spesso, negli ultimi anni, abbiamo ospitato in Crema in qualità di protagonista di laboratori nelle scuole e nei grest estivi?
Iniziamo col dire che non è sparito! E nemmeno sono spariti i “nostri” ragazzi brasiliani con i quali Nominho condivide tanta parte della sua vita.
Diciamo invece che sono cambiate parecchie cose e vale la pena soffermarci un momento per aggiornarvi brevemente su ciò che ha caratterizzato questi ultimi due anni.
Come molti di voi forse già sanno, ci sono stati diversi cambiamenti e novità: in particolare Casa Encantada è stata chiusa (per diverse priorità del MLAL, la Ong che la gestiva) per cui Loris e famiglia sono rientrati in Italia  .
Per poter assicurare comunque una continuità alle attività in corso, si è ritenuto opportuno rafforzare la collaborazione con Casa do Sol che, oltre ad essere uno dei maggiori progetti da sempre sostenuti da Casa Encantada e quindi anche da noi, è sicuramente una splendida e solida realtà.

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L’UFFICIO MIGRANTES INFORMA…

6A.  Messa Internazionale

Domenica 20 maggio, Festa di Pentecoste, è stata celebrata nella chiesa di S. Giacomo, la seconda Messa Internazionale, animata dalla comunità Latinoamericana.

L’immagine e la somiglianza di Dio

Dopo la Messa celebrata il 14 gennaio, Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, nella parrocchia di S. Bernardino ed animata dalla Comunità africana, sembra ovvio che questa volta sia toccato alla Comunità Latinoamericana animare la Celebrazione. Ora niente è più pericoloso e negativo che ridurre ad un semplice meccanismo di alternanza quella che è l’espressione di una comunità.

In realtà la Messa Internazionale è un momento speciale, perché profondamente religioso, all’interno di quel più ampio progetto di apertura a chi non è nato in Italia che il Papa ha ben sintetizzato in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.    Continua nell’ ALLEGATO

B.  Iniziato il Ramadan, mese di digiuno e riflessione per i Musulman6.2. Ramadani
Mercoledì 16 maggio ha avuto inizio, per i nostri fratelli musulmani, il periodo del Ramadan. Il Ramadan in base al calendario dell’Islam cade il nono mese e dura tra i 29 ed i 30 giorni a seconda del ciclo lunare e quindi terminerà il 14 giugno.
Secondo i cinque pilastri dell’Islam, durante il Ramadan i musulmani devono rispettare il digiuno (nella loro lingua Sawm) dall’alba al tramonto, per ricordare quando Maometto ha rivelato per la prima volta il Corano. Oltre ad acqua e cibo, i fedeli devono privarsi nell’arco della giornata anche del sesso, del fumo e di tutti i loro vizi.
Oltre al digiuno, per tutto il Ramadan i musulmani, quando si incontrano, si scambiano un augurio, che di norma è Ramadan Mubarak, che, tradotto in italiano significa: “Il Ramadan sia benedetto”.
Il significato del Ramadan va ben oltre l’aspetto formale che abbiamo accennato prima. Di grande importanza è infatti l’aspetto morale per cui si deve evitare d’incorrere in peccati quali la menzogna, la calunnia e la collera, che possono annullare l’efficacia del digiuno quotidiano e richiedere ulteriori giorni di astinenza. Rinunciando temporaneamente a nutrirsi, si sperimentano di persona le privazioni che i poveri soffrono durante tutto l’anno, per diventare più comprensivi e sensibili ai problemi di chi è in stato di bisogno.
Vi è infine quello che riteniamo più importante che è l’aspetto spirituale. Isolandosi dalle distrazioni, si è più pronti a percepire Dio come l’unica realtà suprema. Durante il Ramadan si avverte la vicinanza a Dio molto più intensamente che in qualsiasi altro periodo dell’anno.
Osservare il Ramadan è perciò una fonte di benedizione e non un momento di sofferenza.
Secondo la tradizione, durante il Ramadan i cancelli del paradiso sono aperti, quelli dell’inferno chiusi e Satana è costretto in catene.
Il teologo al-Ghazali diceva che il digiuno nel Ramadan equivale a un quarto della fede.
Anche noi ci uniamo ai fratelli musulmani nel tradizionale augurio benedicente: Ramadan Mubarak!

C.  Studenti italiani e stranieri impegnati in una gara di cucina
Presso l’Istituto Alberghiero Vincenzo Gioberti a Roma si è svolto un contest culinario che ha visto coinvolti, in squadre miste, 16 studenti dell’Istituto e 16 immigrati, nell’ambito dei percorsi di inclusione attiva previsti dal progetto “Il Cibo che serve”, promosso dalle ACLI provinciali di Roma e finanziato dalla Regione Lazio, che punta al recupero e alla ridistribuzione, attraverso il circuito della solidarietà, del pane e dei cibi freschi di prossima scadenza, ma, allo stesso tempo, promuove l’inclusione attiva anche mediante azioni che favoriscono in maniera concreta percorsi d’integrazione.
Il contest, infatti, ha rappresentato l’evento conclusivo di un percorso di formazione e professionalizzazione sulla cucina mediterranea della durata di 30 ore partito a febbraio 2018 e che ha visto i ragazzi del Gioberti coinvolti quali tutor dei corsisti stranieri.
Gli studenti e gli immigrati hanno partecipato a questa gara in “stile masterchef”, divisi in 8 squadre da 4 componenti ciascuna (2 studenti, 2 immigrati) sfidandosi a colpi di ricette, con particolare attenzione al cibo di recupero e alla lotta agli sprechi.    Migrantes on line – 23.04.2018

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RIMANERE CON IL SIGNORE PER TROVARE IL CORAGGIO DI USCIRE DA NOI STESSI (Papa Francesco – Regina Coeli – 29 Aprile 2018)

1. papa-francesco-4La Parola di Dio, anche in questa quinta Domenica di Pasqua, continua a indicarci la strada e le condizioni per essere comunità del Signore Risorto. Domenica scorsa era messo in risalto il rapporto tra il credente e Gesù Buon Pastore. Oggi il Vangelo ci propone il momento in cui Gesù si presenta come la vera vite e ci invita a rimanere uniti a Lui per portare molto frutto (cfr Gv 15,1-8).

La vite è una pianta che forma un tutt’uno con i tralci; e i tralci sono fecondi unicamente in quanto uniti alla vite. Questa relazione è il segreto della vita cristiana e l’evangelista Giovanni la esprime col verbo “rimanere”, che nel brano odierno è ripetuto sette volte. “Rimanere in me”, dice il Signore; rimanere nel Signore.     Continua nell’ ALLEGATO

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FU UN SACRIFICIO (Raniero LaValle)

2. moro-e-berlinguer-1Mercoledì 9 maggio, alle ore 19, ci sarà nella chiesa romana di san Gregorio al Celio una Messa nel quarantesimo anniversario della morte cruenta di Aldo Moro, “questo uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico”, come lo definì la Chiesa nell’omelia funebre del papa di allora.

Questa è una notizia utile a chi potrà partecipare alla celebrazione. Ma è notizia anche che si faccia memoria di Moro in un evento ecclesiale e non in un contesto politico, o mediatico, o investigativo, come accade per lo più oggi quando “il caso Moro” viene rievocato come se si fosse trattato solo di una vicenda politica da storici o da iniziati, o di una trama di 007 e di Servizi Segreti buona per giallisti o dietrologi. L’evento ecclesiale, che si compie nel sacrificio della Messa, dice che in quella apicale vicenda della storia italiana del Novecento fu in gioco qualcosa di più grande e durevole, in cui tutta la società fu implicata, e anche eminenti uomini di Chiesa, come è facile ricordare solo che si pensi alla supplica di Paolo VI agli uomini delle Brigate Rosse o all’offerta di consegnarsi al posto di Moro, come vittime sostitutive, di vescovi come Luigi Bettazzi, Clemente Riva e Alberto Ablondi, o alla liturgia alternativa celebrata dopo la morte con la famiglia Moro da preti come Italo Mancini e Padre David Maria Turoldo.    Continua nell’ ALLEGATO

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